La Valle del Forno ed il Monte Sissione
Introduzione Il Ghiacciaio del Forno o Vadrec dal Fuorn Percorso
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Scheda
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Periodo consigliato:
da gennaio a marzo
Dislivello:
790 m alla Capanna del Forno; 910 m dal rifugio alla vetta.
Tempo di percorrenza:
3 - 4 ore per la salita al rifugio e altrettante dal rifugio alla vetta.
Difficoltà / Esposizione:
BSA / N e NW
Punto di partenza:
Strada carrozzabile del Passo del Maloja, al tornante immediatamente sottostante il valico a quota 1790 m (è il primo scendendo)
Bibliografia:
Miotti G. Selvetti C. "282 itinerari di sci alpinismo fra Alto Lario, ed Engadina". Edizione Guida dalle Guide. Sondrio 1998.
Guide e carte:
CNS 1.50.000 n° 268 "Julierpass" e 278 "Monte Disgrazia"; CNS 1.25.000 n° 1276 "Val Bregaglia" e n° 1296 "Sciora".
Attrezzatura:
corda da 9 mm, nonché di piccozza e ramponi (utili anche un paio di chiodi da ghiaccio per eventuali emergenze).
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Introduzione [Su]
L’escursione sci alpinistica che vi presentiamo è piuttosto lunga e vi consigliamo di spezzarla in due giornate. La prima parte della gita si svolge sulla stradicciola che percorre la prima parte della Valle del Forno che, per quanto ampia, è profondamente incisa fra i versanti nord-orientali del Piz Salacina e la massiccia mole del Piz da la Margna con il suo alto versante Sud-ovest. Ma questo tratto sembra quasi essere stato messo lì a bella posta per rendere ancor più grandioso il panorama offerto dalla testata della valle che, man mano ci addentriamo in essa, assume caratteristiche quasi himalayane. Una volta sul ghiacciaio del Forno ci troviamo immersi in un ambiente veramente unico e l’occhio viene immediatamente calamitato dalle curiose forme delle vette granitiche che chiudono la testata della valle. Si tratta della catena dei Pizzi Torrone, a spartiacque con la Val Masino, un vero bastione di creste merlate e torri. Non si tratta di strutture imponenti e altissime come quelle della vicina Val Bondasca, ma di architetture più minute, eppure così armoniose e leggere da non conoscere eguali. Procedendo sul pianeggiante Vadrec dal Forno in direzione Sud incontriamo poco dopo un grandioso anfiteatro glaciale che s’addentra verso Est. La porzione meridionale dell’anfiteatro è occupata da due belle cime completamente diverse. In fondo appare la Cima di Vazzeda con una rocciosa e scura parete, solcata da uno strettissimo canalino glaciale; quasi affacciata sul ghiacciaio del Forno svetta invece la Cima di Rosso con una regolare, bianca parete di ghiaccio, divisa in due settori da una costola rocciosa e delimitata a destra (Ovest) da un alto sperone granitico. Oltre questo minuscolo circo alpino si entra nella testata della valle, chiusa dalle turrite vette che vanno dal Monte Sissone fino alla Cima di Castello. Queste due cime, punti estremi della piccola catena, hanno forme dolci e sono quasi completamente rivestite dai ghiacci. Ben diverse appaiono le altre montagne ed in particolare quelle dei Pizzi Torrone. Ad Est del Sissone si slancia verso l’alto la bella torre granitica del Torrone orientale 3333 m, elegante eppure solida e massiccia. Alla sua destra ecco il sottile obelisco dell’Ago del Torrone o Ago di Cleopatra, 3234 m. Dopo un lungo tratto la cresta si rialza nel Pizzo Torrone centrale 3290 m, e poi prosegue con alcune puntine secondarie, la Punta Melzi 3275 m, e la Punta Alessandra 3269 m. Superata una breccia ecco profilarsi l’imponente parete Nord del Torrone occidentale, prevalentemente rocciosa, ma solcata da una canale obliquo e da una cengia che la taglia a metà. Da questo punto il ghiacciaio torna a salire verso la cresta spartiacque lasciandone scoperte solo le rocce di crinale che culminano ancora nella Punta Rasica 3305 m, ed infine nella Cima di Castello 3375 m, la maggiore vetta del Masino-Bregaglia.
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Il Ghiacciaio del Forno o Vadrec dal Fuorn [Su]
Lungo circa sei chilometri, il Vadrec dal Forno è minuscolo ghiacciaio eppure, un letto in gran parte pianeggiante, che aumenta gli effetti prospettici, e le ben proporzionate vette di sfondo, lo fanno apparire come una lunghissima fiumana ghiacciata. Nella parte inferiore del ghiacciaio non è infrequente poter osservare il fenomeno dei funghi glaciali. Il processo che regola la genesi di queste formazioni è simile a quello delle piramidi di terra, sono però differenti sia la materia prima sia i fattori erosivi che entrano in gioco. In entrambi i casi tutto ha inizio da una grande pietra poggiata al suolo o sul ghiacciaio. Su quest’ultimo, l’azione del sole scioglie gradualmente il ghiaccio circostante senza intaccare la porzione protetta dalla pietra e con l’abbassarsi della coltre ecco "spuntare" un fungo con il gambo di ghiaccio e la cappella di duro granito.
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Percorso [Su]
primo giorno
Lasciata l’auto nel parcheggio che si trova all’imbocco della stradina che entra in Valle del Forno (raramente nella stagione invernale si può raggiungere un altro parcheggio che si trova un po’ più avanti, nel punto in cui inizia il divieto di circolazione). Si segue la stradina che taglia per boschi e radure in direzione Sud-est raggiungendo la piana di Orden. Poco oltre, la strada piega a destra e traversa il torrente Orlegna portandosi sul versante opposto. e con marcia un po’ monotona si guadagna leggermente quota per sbucare nella conca che ospita il Lej da Cavloc 1907 m. Poco dopo, all’Alp da Cavloc, la strada termina e si continua lungo il sentiero che, ancora nel bosco, s’addentra nella valle, arrivando a Plan Canin 1968 m, dove, verso Sud-est si dirama la Val Muretto. Noi prendiamo a destra passando il piccolo bacino artificiale di Plan Canin, oltre il quale si continua sul fondovalle fin verso i 2400 m, dove inizia il ghiacciaio (Vadrec dal Forno). Si risale dolcemente la lingua glaciale puntando verso Sud portandosi man mano sul versante opposto della valle (destra orografica). Verso il 2450 m raggiunto il versante opposto si entra a sinistra nel vallone compreso fra il Monte Rosso a Sud ed il Monte del Forno a Nord. Compiendo un piccolo arco di cerchio verso sinistra si risale il vallone per circa cento metri di dislivello raggiungendo la sommità dello sperone dove sorge la Capanna del Forno.
Secondo giorno
Dal rifugio si ridiscende sul ghiacciaio e lo si percorre in direzione Sud puntando alla testata delle valle. Lasciata a sinistra l’ampia ansa glaciale coronata dalla Cima di Vazzeda e dalla Cima di Rosso con la sua bella parete Nord, si prosegue sfilando sotto le bastionate occidentali della Cima di Rosso, raggiungendo l’anfiteatro che chiude la valle. A questo punto si piega a sinistra (Sud-est) e si risale il pendio glaciale che con qualche crepaccio porta all’ampia sella di cresta fra la Cima di Rosso ed il Monte Sissone. Piegando ora a destra si segue il crinale fin dove è possibile con gli sci e poi con facile e breve arrampicata si guadagna la vetta.
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