Il grande ghiacciaio di Morteratsch
Introduzione Le misure del gigante
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Scheda
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Periodo consigliato:
da giugno a ottobre
Dislivello:
pochi metri
Tempo di percorrenza:
un’ora
Difficoltà:
T; stradina sterrata quasi pianeggiante.
Punto di partenza:
Stazione ferroviaria di Morteratsch sulla linea Tirano-St. Moritz.
Bibliografia:
Anker. D, "Pizzo Bernina - Il re delle Alpi centrali"; Zanichelli editore Spa, Bologna 2002.
Guide e carte:
CNS 1:50.000 "Passo del Bernina" e 1:25.000 "Piz Bernina".
Carta escursionistica Kompass 1:50.000 "Bernina-Sondrio".
Informazioni locali:
Ferrovia Retica www.rhb.ch
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Introduzione [Su]
La gita proposta vuole portarvi facilmente fino alla lingua frontale del Morteratsch, con una bellissima, quanto poco faticosa passeggiata che si svolge in un ambiente veramente unico. Uno dei vantaggi di cui potremo disporre è anche quello di potere usare allo scopo anche il treno. Partendo da Tirano, il rosso convoglio della Ferrovia Retica s’inerpica sul Passo del Bernina e nella successiva discesa verso St. Moritz, una delle fermate è appunto la piccola stazione di Morteratsch, dove giunge anche una carrozzabile che si stacca sulla sinistra da quella del Passo del Bernina (parcheggi a pagamento).
Da Morteratsch il percorso è evidente: basta seguire la strada che percorre il fondovalle verso Sud tenendo la sinistra orografica.
Il Vadret da Morteratsch è uno degli elementi principali della splendida veduta alpina che s’offre a chiunque passi in treno o in auto nella Val Bernina. Poco a monte di Pontresina la valle di Morteratsch si apre grandiosa dominata dal Piz Bernina ai cui piedi corre la grande fiumana glaciale che a metà percorso, incontrata la strozzatura rocciosa fra la Fortezza a sinistra e il Sass dal Pos a destra, si rompe in una sconvolta cascata di crepacci e seracchi che gli alpinisti, con azzeccato toponimo, battezzarono il Labyrinth. Fu lungo questa cascata di ghiaccio, pericolosa ed intricata, che il 13 settembre 1850, il topografo Johann Coaz con le guide Jon e Lorenz Ragut Tscharner s’aprirono la via verso l’involata vetta del Bernina il più orientale 4000 delle Alpi. Non molti anni dopo la prima ascensione al Bernina, alpinisti più saggi e prudenti scoprirono altri modi per accedere ai pendii superiori del ghiacciaio, evitando il pericoloso passaggio del Labyrinth.
Lungo la bella stradina che conduce ai piedi del ghiacciaio del Morteratsch è stato allestito un percorso glaciologico guidato con cartelli esplicativi. Sono scritti in tedesco, ma non ci vuole troppa intuizione per poterli comprendere. Indicano il punto in cui si trovava il ghiacciaio nell’anno indicato e, più in piccolo, i metri di regresso dalla posizione precedente.
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Le misure del gigante
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Nel 1910, quando fu ultimata la linea ferroviaria Tirano-St. Moritz, il ghiacciaio del Morteratsch si era già ritirato di parecchie centinaia di metri ed il suo regresso è proseguito quasi ininterrottamente portando la fronte a ben 2 chilometri dal punto della sua massima espansione.
Le prime misurazioni scientifiche sul ghiacciaio iniziarono nel 1878, e grazie ad esse si sono potuti riconoscere alcuni episodi significativi nella sua vita. Si apprende così che, complice anche la notevole estensione dei bacini d’accumulo in quota, il ritiro non è stato uniforme è ha risposto con un certo ritardo agli eventi climatici. In alcuni anni particolarmente freddi il movimento si è quasi arrestato senza tuttavia fermarsi. Nel 1899 si registrò addirittura un aumento di 2 metri, cui seguirono i progressi del 1912 (5 m), 1985 (8,4 m) e 1988 (2,4 m). Comunque sia, negli ultimi 122 anni il Morteratsch si è ritirato in media di 16,2 metri l’anno e se non ci sarà un’inversione di tendenza, si prevede che nel 2050, questo maestoso gigante di cristallo avrà abbandonato tutto il fondovalle per rifugiarsi alle quote più elevate.
Oggi, assistendo a questo fenomeno naturale non possiamo che essere rattristati; i più razionali pensando alla progressiva perdita di una grande riserva di acqua dolce, i più romantici alla scomparsa di un elemento essenziale del paesaggio che con il bianco e l’azzurro delle sue sfumature aggiunge una nota di vita e di colore ad ambienti altrimenti rocciosi e desolati. Chi non vuol cedere alla fredda razionalità vede il ghiacciaio come una cosa viva, come un gigante che sta vivendo un periodo di declino forse inarrestabile. Tuttavia in altri tempi, quando a partire dal 1450 circa, iniziò la Piccola Età Glaciale, furono altri i sentimenti che pervasero le popolazioni alpine. Il continuo avanzare delle lingue glaciali sottrasse alpeggi, occupò vallate abitate e apparve come una minaccia catastrofica, La stampa d’epoca che fa parte delle illustrazioni del servizio è emblematica di quegli stati d’animo che il preoccupante avanzamento dei flussi glaciali suscitava nell’uomo. Nel disegno il ghiacciaio è visto come un mostro, un drago che s’appiattisce sul fondo della valle e strisciando sul ventre scende verso il basso a divorare tutto: veramente un’immagine di grandissimo impatto emotivo.
Prima di concludere questa puntata vogliamo consigliare i più "audaci" anche la possibilità di salire alla vicina Chamanna da Boval lungo il sentiero che corre per buona parte sul filo della morena laterale sinistra (orografica) del ghiacciaio. Non si arriverà ai piedi del Morteratsch, ma se ne avrà una veduta incomparabile e dal rifugio lo sguardo potrà spaziare anche sul vicino Vadret Pers dominato dal "castello argentato" dei Pizzi Palù. In questo caso la gita è un po’ più faticosa comportando un dislivello di 600 per due ore di tranquillo e facile cammino. Il sentiero per la Boval, perfettamente indicato con una gigantesca mano ricavata da un vecchio tronco, si stacca sulla destra dalla stradina che porta al ghiacciaio, poche decine di metri dopo la stazione ferroviaria.
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