Piz da la Margna 3158 m
Balcone sui laghi dell’alta Engadina

Introduzione     Un po’ di geologia     La salita al Piz La Margna



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

da luglio a settembre

Dislivello:

1350 m

Tempo di percorrenza:

4.00 - 4.30 ore per la sola salita

Difficoltà:

EE/F

Punto di partenza:

Passo del Maloja 1809 m

Bibliografia:

Perego G.M.: "Engadina"   Lyasis Edizioni 2000;
Canetta N.   Miotti G. "Bernina"; Collana Guide dei Monti d’Italia   Ed. CAI-TCI; Milano 1996.


Guide e carte:

Carta Nazionale della Svizzera 1:25.000 n. 1276 "Val Bregaglia" e n. 1277 "Piz Bernina"; Kompass 1:50.000 n. 93 "Bernina Sondrio"
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Introduzione
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Dalla cima del Piz da la Margna si apre a 360° l’intero giro d’orizzonte, un panorama che passa dai sottostanti laghi engadinesi alle vette più lontane. A partire da Nord e girando in senso orario appare il verdeggiante solco dell’alta Engadina, scandito dal blu cobalto dei laghi di Sils, di Silvaplana e di St. Moritz, sulle cui sponde si affacciano le località omonime. Contornano questa vista le cime che vanno dallo Julier Pass (Passo dello Julier o Giulia) e formano il versante sinistro idrografico engadinese. Di fronte si trova il Piz Lagrev e alla sua destra, s’insinua la Valle dello Julier dominata dal Piz Güglia o Julier. Verso Nord-ovest, in lontananza appare la squadrata e imponente vetta del Piz Kesch e ancor più lontano, le cime del gruppo del Silvretta, al confine con l’Austria. Il versante destro idrografico dell’Engadina si presenta più accidentato. Dinnanzi a noi, verso oriente si scorgono le valli Fedox e Fex separate da lunghe costiere rocciose che man mano prendono quota si coprono di nevi eterne. In cima allo spartiacque Fex-Fedox spiccano le vette del Piz Güz e del Piz Fora. Più imponente appare la costiera fra Val Fex e Val Roseg, segnata dalle biancheggianti cime che vanno dal Piz Corvatsch all’impervio Piz Glüschaint passando per il Chapütschin con il suo placido ghiacciaio. Ai piedi del Glüschaint s’apre la sella glaciale del Passo delle Tre Mogge (Tremoggia sulla carta svizzera) alla cui destra spicca la caratteristica vetta del Pizzo delle Tre Mogge, di gialla dolomia. Oltre queste creste, appaiono, verso oriente, le gigantesche vette del Bernina: il Piz Tschierva, il Piz Morteratsch, il Pizzo Bernina e il Pizzo Roseg. Lo sguardo scavalca in un attimo queste creste di quasi 4000 metri e scivola verso Sud, sulle Alpi italiane e le cime della Val Malenco. Verso Sud, ecco la cattedrale di roccia e ghiaccio del Monte Disgrazia. Più vicino si apre la stretta vallecola che adduce al Passo del Muretto e a Chiareggio. Alla sua destra si prolunga la Valle del Forno, occupata in alto da un lungo e pianeggiante ghiacciaio la cui testata culmina con la Cima di Rosso, con i Pizzi del Torrone (e il caratteristico Ago) e con la Cima di Castello. Più lontane, verso Ovest appaiono le grandi pareti granitiche delle Sciore, del Pizzo Cengalo e del Pizzo Badile che caratterizzano il versante sinistro idrografico della Val Bregaglia. Il versante opposto di questa valle, che scende dal Maloja verso Chiavenna, è scandito dalle brulle vette del Piz Duan del Piz Lizun e, proprio sopra Maloja dalle cime del Piz Lunghin che nasconde appena le rupi del Piz Grevasalvas.



Un po’ di geologia
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Se per gli engadinesi il Piz da la Margna rappresenta simbolicamente la ’sentinella’ dell’Engadina, come per i valtellinesi lo è il Monte Legnone, fuori dall’Engadina il nome di questa montagna è noto soprattutto ai geologi, che ben conoscono la falda Margna. Le falde di ricoprimento che, come fossero tanti mattoni sovrapposti, in geologia rappresentano i componenti dell’edificio alpino, si sono create in seguito all’orogenesi alpina, iniziata circa 130 milioni di anni fa, quando le placche continentali africana (Paleoafrica) ed europea (Paleoeuropa) si scontrarono provocando appunto l’innalzamento di una nuova catena montuosa: le Alpi. I frammenti di placca continentale, (le falde) che derivarono da questo ’scontro’ in corrispondenza delle Alpi Retiche sono sette e appartengono al sistema Austroalpino. Il sistema Austroalpino è di origine paleoafricana, poiché durante l’orogenesi questo continente si sovrappose a quello paleoeuropeo. Una falda può avere uno spessore variabile da alcune centinaia di metri ad alcuni chilometri e una superficie (che spesso si trova in gran parte ricoperta dalle falde soprastanti) che può raggiungere molte centinaia di chilometri quadrati. La falda Margna raggiunge il suo massimo spessore (1500 metri) presso il Pizzo di Fora; in estensione va dal versante destro orografico dell’alta Engadina al gruppo Scalino-Painale, occupando tutto il versante sinistro orografico della Valmalenco dal Passo del Muretto a Chiesa Valmalenco. Le rocce che compongono la Falda Margna sono prevalentemente metamorfiche, quali micascisti, marmi antichi e gneiss. Non mancano rocce sedimentarie, quali le dolomie chiare affioranti sulla vetta del Pizzo Tremogge.



La salita al Piz La Margna
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Da Maloja 1809 m si prosegue in auto verso St. Moritz fino all’inizio del Lago di Sils (Segl; fermata autobus postale) per imboccare una stradetta asfaltata sulla destra che fiancheggia lo specchio d’acqua per alcune centinaia di metri fino a un parcheggio, oltre il quale il transito è interdetto ai mezzi motorizzati. Proseguendo a piedi lungo la stessa strada, che diviene sterrata, si oltrepassa un campeggio e, con alcuni saliscendi nel bosco e splendidi scorci sul lago, si giunge a un incrocio. Si devia a destra, seguendo l’indicazione per l’alpeggio di Cà d’Starnam, percorrendo una ripida sterrata che incide il fianco della montagna. Se il luogo in sé non è bellissimo, soffocato da una fitta macchia di ontani, lo stesso non si può dire del panorama, che si apre splendido sui laghi e sui boschi dell’alta Engadina mano a mano che si guadagna quota. Con una decisa svolta a destra il tracciato imbocca la Val Fedoz e, tra i pascoli, porta all’alpe di Cà d’Starnam 2024 m. Dalle baite un buon sentiero (segnavia giallo/rosso) si inoltra in salita in Val Fedoz, tra macchie di rododendri, mirtilli e ginepri. Lasciando il basso il dolce fondovalle si guadagna una prima balconata rocciosa, sulla quale sorge una piccola baita 2293 m, e si prosegue per altre balze lasciando a sinistra una deviazione poco marcata. Giunti quasi all’imbocco di un grande vallone detritico, che si apre sulla destra e la cui testata è occupata dal Piz da la Margna, bisogna assolutamente ignorare alcuni grandi segnali giallo/rossi posti su di una compatta parete rocciosa a destra, e seguire la traccia di sentiero che, superata in piano una zona di sfasciumi (alcuni ometti), si porta nel vallone suddetto. Si sale con ripide svolte mantenendosi al centro dell’impluvio e, in alto, si piega leggermente a destra (nord) per guadagnare la cresta Nord-est della montagna presso una grande segnale giallo/rosso. Ai piedi del segnale una breve cengia pianeggiante consente di attraversare a destra (Nord-ovest) dello spartiacque, affacciandosi sul versante settentrionale del Piz da la Margna. Tenendosi fedelmente sul filo o aggirando sulla destra i passaggi più impegnativi, comunque mai esposti, si percorre la cresta con divertente arrampicata su roccette e neve. In periodi freddi potrebbe essere utile avere una piccozza per intagliare alcuni gradini nella neve gelata. Costeggiato anche il piccolo nevaio sommitale si raggiunge facilmente la forcella situata a monte del nevaio stesso e, per tracce di sentiero, si guadagna con soddisfazione la vetta del Piz da la Margna 3158 m, caratterizzata da un grosso ometto. Da quassù, in una giornata limpida, il paesaggio è eccezionale per l’intero giro d’orizzonte; ma se la visibilità non fosse ottima ci si sentirà comunque appagati per la bellissima salita.