Al lago di Cama,
smeraldo celato in Mesolcina

Introduzione     Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

maggio-ottobre

Dislivello:

935 m

Tempo di salita:

3-4 ore

Difficoltà:

E

Punto di partenza:

Cama 344 m   località Ogreda. Si tratta di un piccolo paese della Val Mesolcina, raggiungibile da Lugano percorrendo l’autostrada del San Bernardino Uscite più vicine: Roveredo (5 km), verso sud, e Lostallo (6,5 km), verso nord. Da Roveredo si prosegue lungo la Strada Cantonale che tiene la destra idrografica della Moesa e, superato Grono si giunge alle porte di Cama. Appena all’ingresso del borgo, (bar sulla sinistra) si imbocca una stradina che scende verso destra e, traversata la Moesa si porta sul versante opposto della valle, a Ogreda, dove si trova un ampio parcheggio alberato (cartelli escursionistici). Cama è pure stazione della Ferrovia Mesolcinese, linea Castione-Cama.

Bibliografia:

Brenna Chiara, "Ticino e Mesolcina   guida escursionistica". Salvoni edizioni. Bellinzona (Ch) 2003.

Guide e carte:

CNS 1:50.000 Roveredo; CNS 1:25.000 "Grono" Bibliografia: Brenna Chiara, "Ticino e Mesolcina   guida escursionistica". Salvoni edizioni. Bellinzona (Ch) 2003.

Informazioni locali:

Ferrovia Mesolcinese www.seft-fm.ch Note: La gita si svolge su sentiero ben segnalato nel primo tratto e solo nella parte finale, a volte, il tracciato si perde un po’ nel sassoso sottobosco. Tuttavia non vi sono mai reali problemi di individuazione del cammino che, con un po’ d’attenzione, si riprende facilmente anche se lo si è momentaneamente perso.
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Introduzione
[Su]

La Val Mesolcina, come le vicine vallate ha un aspetto caratterizzato da alti e ripidi fianchi sui quali si affacciano molto più in alto del fondovalle, le soglie sospese di valli affluenti. Generalmente, il tratto che collega queste soglie sospese alla piana di fondovalle è incisa da profonde e strette forre oppure, ove l’acqua non è riuscita a scavarsi una via, da alte cascate. Passando rapidi con l’auto è quasi impossibile percepire la presenza di queste valli che, per quando abbastanza piccole, sono da secoli sede di alpeggi e attività agro-pastorali. La Val Cama, posta poco dopo l’imbocco e sulla sinistra orografica della Mesolcina, è forse la valle più ampia ed importante. Il suo spartiacque confina con la lunghissima Val Bodengo che scende verso la Val Chiavenna sboccando alle spalle di Gordona. Per secoli gli abitanti dei due versanti hanno mantenuto strettissimi contatti percorrendo i sentieri che collegavano il bacino del Mera con quello della Moesa. Mese in Italia e Mesocco sul versante di là indicano nell’assonanza dei nomi un consolidato stato di collegamento che avveniva principalmente tramite il Passo della Forcola. Caratteristica delle due vallate è anche la tradizione dei crotti, le celebri, caratteristiche "cantine" naturali, ricavate sotto grandi blocchi di paleofrane, tant’è vero che proprio fra Cama e Bodengo si sviluppa il "Sentiero dei Crotti" recentemente segnalato e reso fruibili agli escursionisti. Il percorso utilizza la Bocchetta del Notaro, fra Bodengo e Cama, altro valico assai utilizzato. Il toponimo non è riferito ad un fantomatico notaio che esercitava sui due versanti, ma, comunque a qualcosa di simile: il "noudé" era colui che teneva la "noeda", e cioè annotava il numero dei capi di bestiame sugli alpeggi sparsi fra le due valli. Naturalisticamente, la Val Cama è veramente un piccolo gioiello. La sua conformazione molto particolare, stretta a profondo canyon all’inizio e poi brevemente aperta contro la serrata muraglia di vette dello spartiacque, la rendono di notevole interesse paesaggistico. La gita si svolge su sentiero ben segnalato nel primo tratto e solo nella parte finale, a volte, il tracciato si perde un po’ nel sassoso sottobosco. Tuttavia non vi sono mai reali problemi di individuazione del cammino che, con un po’ d’attenzione, si riprende facilmente anche se lo si è momentaneamente perso.



Percorso
[Su]

Si imbocca il sentiero per la Val Cama salendo ben presto lungo un castagneto mediante una serie di ripidi tornanti. Raggiunto un piccolo poggio erboso dove sorge una bianca cappelletta, si può ammirare un primo scorcio panoramico sulla Val Mesolcina. Il cammino prosegue sempre assai ripido, con grandi gradini di pietra, accompagnato da una serie di cartelli esplicativi che con poche parole spiegano i nomi delle località che man mano s’incontrano. Se vi capita di incontrare il cartello che indica il primo punto piano del sentiero non credetegli troppo, infatti, il sollievo dura letteralmente solo pochi metri. Più avanti s’incontra una pietra con diverse incisioni riferibili a diverse epoche e poi dopo Sass Scima de Brè si entra finalmente nella soglia sospesa della valle. Si sfila sotto le cascine di Provesc dove ha termine la salita ed inizia un lunghissimo tratto a mezza costa che tiene la destra orografica della valle. L’ambiente è austero e selvaggio, stretto fra le alte e boscose pendici della valle che si chiude quasi a canyon. Poco dopo si passa a monte di un altro minuscolo nucleo e si continua nella gola, mentre sulla destra scende la vertiginosa cascata della Fontana Fregia. In una fitta selva di faggi, abeti, maggiciondoli, betulle e ontani, proseguiamo fino a raggiungere un rado bosco di abeti che ricopre una grande pietraia. Si tratta di un ambiente quasi fiabesco, dal quale emana una sensazione accogliente ed amica. Poco dopo il sentiero sembra andarsi a frangere su un masso ma in realtà entra in un tunnel naturale formato da due ciclopici blocchi addossati l’un l’altro. Il fondovalle, per quanto coperto dal bosco, appare sempre più sassoso, segno di un passato assai travagliato, scandito da grandi, periodiche alluvioni che hanno più volte devastato la valle. In località Promegn si trova una presa per la captazione dell’acqua a scopi idroelettrici. In questa zona di grandi massi si trovano degli affioramenti di Pietra ollare che erano "coltivati" dai montanari locali per estrarre la preziosa e soffice pietra che poi era lavorata al tornio per ricavare recipienti, i cosiddetti laveggi. Il piacevolissimo cammino nel maestoso bosco ci porta a traversare un torrente secondario mediante una lunga passerella. Una volta sulla sponda opposta la prosecuzione appare un po’ incerta: occorre comunque salire subito verso sinistra rimontando il sassoso sottobosco finché la traccia, comunque sempre presente, si fa unica e più marcata. Si sale lentamente e si giunge a lambire quel che resta delle dimore di Besarden, uno dei più importanti alpeggi della valle, oggi in completo abbandono. Le mura in pietra a secco sono ormai ricoperte da un fitto strato di muschi. Dopo questa località si prosegue nel bosco traversando qualche radura fino a sbucare sui più aperti pendii erbosi di Tambò. Rientrati nel bosco la salita procede dolcemente passando altre località fra le quali il Sass del Paron ove si trova una lapide che ricorda una guardia confinaria deceduta quassù. Ancora un ultimissimo sforzo e i quattro chilometri che separano Provesc dalla meta si concludono presso l’edificio del Rifugio Miralago che sorge a poca distanza dalle rive del Lago di Cama.