Val di Campo:
la valle incantata

Introduzione     Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

Luglio-ottobre

Dislivello:

810 metri

Tempo di percorrenza:

5-6 ore per l’intero percorso

Difficoltà:

E

Punto di partenza:

La località Sfazù 1622 m, si trova sulla strada carrozzabile del Passo del Bernina a 23 chilometri da Tirano, centro valtellinese raggiungibile tramite la SS36 dello Spluga e la SS38 dello Stelvio.

Bibliografia:

Eliana e Nemo Canetta "Escursioni attorno al Bernina"; Tamari Edizioni; Bologna 1987.

Guide e carte:

CNS 1:50.000 "Berninapass" e 1:25.000 "La Rösa". Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 "Bernina-Sondrio" Armelloni R. "Alpi Retiche" Collana Guida dei Monti d’Italia edizioni CAI-TCI; Milano 1997.

Informazioni locali:

Ufficio Turistico di Poschiavo (tel. 0041-81-8440571 - fax 8441027) aperto dal lunedì al venerdì (nei mesi di luglio e agosto anche il sabato mattina). Internet: Ufficio Turistico di Poschiavo www.valposchiavo.ch Albergo   ristorante Val di Campo www.valdicampo.ch
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Introduzione
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La Valle di Campo (Val da Camp) lunga circa 7 km, è una delle più importanti mete escursionistiche della Val Poschiavo sia per la facilità di accesso, sia per la dotazione di punti d’appoggio, ma anche perché rappresenta un’oasi naturalistica di particolare bellezza. Troviamo qui un ambiente montano completo in tutti i suoi aspetti più caratteristici. Dai boschi di abeti e di larici delle quote inferiori, si passa alle selve di conifere che circondano i laghetti che abbelliscono la parte alta della valle. Si tratta di boschi misti dove oltre ai già citati abeti e larice compare il meno frequente pino cembro. Le estese foreste circondate da vette e punteggiate dai laghi danno quasi l’impressione di trovarsi in un ambiente tipico delle Montagne Rocciose, se non fosse che il tutto si presenta ai nostri occhi su scala molto ridotta. Grazie alle sue notevoli caratteristiche naturali, nel 1977 la Val di Campo è stata dichiarata zona di importanza nazionale e fa ora parte dell’apposito inventario federale svizzero. La gita che vogliamo proporvi vi porterà in quest’angolo delle Alpi Retiche, al confine fra Svizzera ed Italia. Si tratta di un percorso abbastanza facile, che nella prima parte si svolge lungo una strada sterrata interdetta alla circolazione, e poi prende per comodi sentieri, permettendoci di raggiungere il Passo di Val Viola e di affacciarci sull’alta Valdidentro in territorio Bormiese. Un ambiente perfettamente conservato, magnifici laghi alpini e la possibilità di poter ammirare da vicino stambecchi, camosci e la possente aquila, fanno di questa gita un "must" per gli amanti della natura.



Percorso
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Lasciata l’auto nel grande parcheggio che si trova sulla sinistra della carrozzabile del Bernina, all’altezza del Ristorante Sfazù si riattraversa il nastro d’asfalto per imboccare la strada sterrata che passa alle spalle del ristorante stesso. La strada è vietata alla circolazione privata ma esiste un servizio navetta con pulmino ed è invece percorribile con la mountain-bike. Dopo un primo tratto apparentemente monotono, compiuti un paio di tornanti, la strada si affaccia alla soglia sospesa della Val di Campo. Lambita la grande costruzione di una Colonia infantile, si entra nella valle mentre il tracciato si fa man mano più dolce fino a diventare pianeggiante. Si giunge così ai maggenghi di Selva caratterizzati dal vasto pianoro di fondovalle in cui serpeggia il torrente. Un lungo tratto in piano porta alle pendici di un’emergenza rocciosa ormai ricoperta dalla vegetazione: la Mottacalva 1859 m. La strada aggira l’ostacolo verso destra e riprende a salire, ma dolcemente, raggiungendo i pianori di salina 1890 m e poi quelli più aperti di Plan Sena. Dopo un breve tratto nel bosco si sbuca nella radura di Rügiul e poco oltre, grazie ad un ponticello è possibile raggiungere Lungacqua, dove sorge il Rifugio Saoseo 1985 m (proseguendo lungo la strada sterrata si entra poco dopo nella confluente Val Mera entrando nell’incantevole conca di Campo sovrastata dall’imponente molte del Corno di Campo o Corn da Camp. Qui sorge il Rifugio Campo, altro punto d’appoggio e ristoro della valle.) Alle spalle del Rifugio Saoseo prosegue un sentiero che s’inoltra verso Nord-est fra prati e boschi. Fatte poche centinaia di metri, si presti attenzione ai cartelli che indicano verso destra la diramazione per il vicino Lago di Saoseo (Lagh da Saoseo). Imboccata la deviazione entriamo in un magnifico bosco di larici ed abeti che ci accompagna fin sulle sponde dello splendente laghetto. I colori viola e blu dell’acqua in cui si specchiano i monti circostanti, la tranquillità del luogo, invitano ad una pausa contemplativa. Una minuscola isola colonizzata da un paio di pini cembri ed un larice rende ancor più caratteristico il laghetto; in lontananza, biancheggiano i ghiacciai del massiccio del Bernina. Lasciato il magico specchio d’acqua, ritorniamo sul sentiero lasciato in precedenza per riprendere la marcia verso Nord-est. Una breve salita porta al punto in cui da sinistra s’immette sul nostro sentiero quello che proviene dal vicino alpeggio di Campo. Poco più avanti si passa a monte del minuscolo ed incassato Lagh da Scispadus, circondato da grandi alberi. La salita è sempre abbastanza dolce e poco faticosa; fra pascoli e rado bosco il sentiero devia ora verso Est e poco dopo sbuca nella vasta conca dove si trova il Lago di Val Viola (Lagh da Val Viola) 2159 m, il maggiore della valle. Anche in questo lago si trova un isolotto, ma di dimensioni maggiori. L’ambiente circostante è aperto e riposante, dominato, ma in lontananza dalle dentellate creste della Cima di Saoseo a Sud-est e del Cono di Campo e del Pizzo Paradisino a Nord-ovest. Ma il nostro percorso prosegue tenendosi ad una certa distanza dal lago; oltrepassato il torrentello che da sinistra scende da una vallecola laterale si continua verso Nord-est. Lentamente si guadagna quota passando alti, sopra il minuscolo Lagh dal Dugural, per portarsi sotto le rocciose pendici dell’emergenza nota come il Moton. Su pendio sempre più spoglio e detritico il tracciato prosegue infilandosi nello stretto passaggio fra il Moton e un’emergenza gemella più piccola: il Motin. Sulle cenge erbose che tagliano le ripide rocce di queste due formazioni non sarà difficile scorgere branchi di camosci o qualche stambecco isolato. Raggiunti dei ripiani detritici, si tocca infine il Passo di Val Viola posto fra due altri laghi glaciali d’alta quota: sul versante opposto si apre la lunga e maestosa Val Viola bormina. A questo punto è possibile tornare per la via seguita oppure, dopo aver magari raggiunto la panoramica cima del Moton, si può puntare dapprima verso Ovest e poi scendere per tracce su ripidi pendii erbosi fino a rientrare nel sentiero di salita. Un’altra alternativa consiste nel prolungare la traversata verso Ovest entrando nella già citata vallecola ove scorre l’immissario del Lago di Val Viola e scendere su traccia di sentiero lungo di essa.