Fra Italia e Svizzera:
la cresta dei Denti della Vecchia e il Monte Bolgia.
Un monumento naturale del luganese e una palestra di roccia
Percorso
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Scheda
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Periodo consigliato:
tutto l’anno
Dislivello:
500 m circa per il Sasso Grande; poco di più per il Monte Bolgia ma maggior sviluppo.
Tempo di percorrenza:
2,30 ore per la salita al Sasso Grande; 3,30 ore per la salita al Monte Bolgia. Per il ritorno calcolare rispettivamente 2 e 3 ore.
Difficoltà:
T/EE (passaggi di II° grado); T/E il percorso Cimadera-Monte Bolgia.
Punto di partenza:
Cimadera 1100 m circa. Il paese è situato nell’alta Val Colla e si raggiunge dopo circa 15 Km seguendo la carrozzabile di detta valle che parte da Lugano e passa per l’abitato di Sonvico.
Informazioni locali:
Ente ticinese per il turismo 0041-91-8257056.
Ente Turismo Malcantone e Basso Ceresio 0041-91-6465761.
Ente Turismo Valli di Lugano 0041-91-9431888.
Guide e carte:
CNS 1:50.000 286 Malcantone; 1:25.000 1333 Tesserete e 1353 Lugano.
M. Brandt e G. Brenna - "Guida delle Prealpi ticinesi - Dal Passo S. Jorio al Monte Generoso " - Edizioni del Club Alpino Svizzero - Bellinzona 1997.
R. Cappuccetti; P. Corti; L. Fiorucci; D. Pina - "Arrampicate sportive e moderne fra Varese e Canton Ticino " Edizioni Versante Sud - Milano 1998
Nota:
per quanto brevissima ed elementare la salita al Sasso Grande richiede una certa pratica ed esperienza. Sebbene i passaggi su roccia siano limitatissimi e sempre facilitati e "protetti" da robusti mughi, chi volesse affrontare la salita con persone meno esperte di lui potrebbe trarre giovamento dall’uso di una corda (è sufficiente uno spezzone di corda da 9 mm lungo non più di 20 m) onde assicurare la salita e la discesa dei compagni.
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Un monumento naturale del luganese e una palestra di roccia
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La cresta di confine italo - svizzera, a spartiacque fra i territori di Porlezza e di Lugano si origina dalla Gazzirola 2116 m, erbosa vetta dalle forme eleganti anche se poco appariscenti. Un lungo crinale scende dapprima con andamento Nord-Sud fino al valico di San Lucio 1542 m, da dove piega verso Sud-ovest formando numerose cime prima di bagnarsi nelle acque del Ceresio proprio alle porte di Lugano. La lunga cresta separa le valli Cavargna e Rezzo che affluiscono in territorio italiano, dalla Val Colla al cui sbocco sorge Lugano. Su questo crinale spiccano i torrioni e le gugliette calcaree che formano il minuscolo gruppo dei Denti della Vecchia affacciati con le loro bianche rupi su Sonvico e Villa Luganese. Il toponimo è ovviamente riferito alla conformazione di questo tratto della cresta che appare tutto dentellato dai torrioni calcarei le cui forme richiamano immediatamente la dentatura spaziata e corrosa di un anziano. Tuttavia la sua origine è piuttosto recente, prima, i Denti della Vecchia erano noti come le Canne d’organo.
La gita ci porterà sulla vetta del più alto dei Denti il Sasso Grande, da dove si può ammirare uno splendido panorama sul Luganese, sul Mendrisiotto, sulla Val d’Intelvi e sulle lontane cime del Monte Rosa e del Mischabel.
Oltre ad essere un importante monumento naturale del Luganese e uno dei luoghi più frequentati dagli escursionisti, i Denti della Vecchia sono anche la palestra di roccia più nota della regione e una delle prime ad essere state scoperte e valorizzate dagli scalatori ticinesi. Originariamente, agli inizi del secolo, una sola via di arrampicata percorreva le pareti del piccolo gruppo di guglie: quella che saliva al Sasso Grande. Solo a partire dagli anni ’30 iniziò la "scoperta" di queste rocce come terreno d’azione ideale per la scalata.
Nel 1935 giunse fra queste guglie anche il formidabile Emilio Comici, il più famoso scalatore del tempo che aprì una nuova via sui torrioni Gemelli assieme a Tita Calvi. In epoche più recenti, con la riscoperta dell’arrampicata libera e le nuove tecniche di arrampicata molti itinerari aperti a furia di chiodi sono stati "ricreati" utilizzando questi ferri esclusivamente come mezzi per proteggersi da una eventuale caduta, ma non come appigli o appoggi. Le prime scalate libere portano il nome di Ivan Guerini e del ticinese Marco Pedrini a cui si deve una nuova fase nella storia dei "Denti". Pedrini, eccellente scalatore innalzò ai livelli massimi le difficoltà superate in arrampicata libera e diede il via al processo di definitiva modernizzazione di questa magnifica palestra di roccia.
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Percorso [Su]
Dalla piazza del Municipio di Cimadera proseguire su una strada che presto diventa sterrata e passa sopra il paese curvando a destra. Seguire la strada fino alla Capanna Pairolo che si raggiunge con una breve discesa. Da qui si prosegue per sentiero, salendo con alcuni tornanti il dosso prospiciente, entrando poi nel bosco per avvicinarsi alla cresta spartiacque. A un primo bivio prendere a sinistra (bolli giallo-rossi) per raggiungere scavalcare il crinale. Continuare in piano fino ad un secondo bivio da dove si prende ancora a sinistra proseguendo con alcuni sù e giù fino ad un terzo bivio. Imboccare la deviazione di sinistra (segnavia n°19 su una pianta) per poi scavalcare nuovamente il crinale tornando in Svizzera (qui giunge da destra il sentiero abbandonato al primo bivio, all’inizio del percorso). Fiancheggiare il crinale fino ad una sella con rocce sulle quali è scritto: "cresta-Sasso Palazzo ". Seguendo l’indicazione si scavalca nuovamente il crinale e si procede a mezza costa fino ai piedi di una bianca parete rivolta a Sud. Ora si scende tenendosi dapprima sul crinale e poi sul lato italiano fino ad un ampia sella boscosa, la Bocchetta 1399 m, alla base del Sasso Grande (palina con cartelli indicatori). Per il Sasso Grande si sale verso destra in direzione delle soprastanti rupi, portandosi ad una grande sella di rocce e mughi. Ci si abbassa sul versante opposto per pochi metri e si traversa, nella sua parte alta, un profondo vallone inciso fra pareti. Si sale per un po’ fiancheggiando lo stretto ramo finale del canalone e infine, deviando a sinistra, si raggiunge una selletta dalla quale si possono ammirare le belle architetture delle pareti che delimitano il canalone verso Nord. Fra esse spicca un bel dito di roccia, molto elegante ed aereo: è il collo della struttura rocciosa nota agli scalatori come "il cammello". Dalla selletta si segue il sentierino raggiungendo un piccolo risalto di roccia grigio scura che si risale (passaggio di II° grado) per poi proseguire con maggiore attenzione fino ad un nuovo saltino oltre il quale si devia progressivamente a sinistra. Un altro piccolo gradino porta all’ultimo tratto del sentiero che aggira la cima verso sinistra portando sul torrione che la fiancheggia a Sud. Con un lungo passo si scavalca la spaccatura che separa il torrione dalla cima. La discesa avviene per l’itinerario di salita.
Dalla Bocchetta si può anche proseguire lungo il crinale alla volta del Monte Bolgia. Si segue il sentiero che nel bosco aggira verso Sud il Sasso Grande e poi si tiene presso crinale poggiando sul versante italiano. Dopo una serie di saliscendi si tocca la Cima di Castello 1432 m, da dove ci si abbassa, da ultimo ripidamente, fino alla Bocchetta di Brumea 1263 m. Da qui il tracciato si porta sul lato elvetico evitando un’emergenza rocciosa e poi risale leggermente fino alla croce di quota 1283 m da dove si scende ripidamente al Pian di Scagn 1174 m. Un tracciato sempre più ripido, da ultimo caratterizzato da gradini ricavati da tronchetti di legno prosegue salendo sul crinale. Usciti dal bosco si superano gli ultimi metri su terreno scoperto fino alla panoramica sommità.
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