Gravedona e il suo territorio
Breve storia di Gravedona
Percorso
S. Maria delle Grazie
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Scheda
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Periodo consigliato:
tutto l’anno
Dislivello:
190
Tempo di percorrenza:
2-3 ore andata e ritorno
Difficoltà:
T
Punto di partenza:
Gravedona imbarcadero. Al paese si giunge percorrendo la Strada "Regina" della sponda occidentale del Lario, oppure tramite il sevizio di traghetti (www.navigazionelaghi.it ; Tel. 031 579211)
Bibliografia:
Mozzanica I. "ItInerari panoramici sulle sponde del Lario". Mondadori-Electa; Milano 2003.
Guide e carte:
CNS 1:50.000 "Roveredo"; Carta escursionistica Kompass 1:50000 "Lago di Como-Lago di Lugano"
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Breve storia di Gravedona
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Il toponimo del borgo ha origini antichissime, retaggio delle popolazioni celto-liguri che si stabilirono sul Lario: "Grava", da cui Gravedona, significa costa sassosa.
Verso il V secolo a. C. la zona fu occupata dai galli, ai quali subentrarono i romani. Dopo un periodo di relativa tranquillità, anche Gravedona fu teatro delle contese fra i goti ed i bizantini che sorsero al crepuscolo dell’impero. Verso il 550, il territorio passò sotto la dominazione dei franchi che migliorarono la viabilità costiera, definendo meglio il percorso di quella che divverrà la Strada Regina. Con la decadenza dei carolingi, il territorio cadde sotto l’influenza del Contado di Milano ne è prova il fatto che nel 1118 Gravedona si schierò con Milano contro Como, impegnandosi in una decennale guerra. Poco tempo dopo, la fiera Gravedona fu in prima linea anche contro il Barbarossa e la sua flotta si distinse per un’impresa epica: giunta notizia che l’imperatore aveva fatto trasportare via lago il suo tesoro alla volta della Valchiavenna, i navigli di Gravedona arrembarono la nave imperiale sottraendo il tesoro, compresa la corona imperiale.
Le successive epoche videro un costante fiorire del borgo e della sua economia sebbene sotto diversi dominatori, dai Visconti ai grigioni e da questi agli spagnoli. Ogni tanto qualche nube di guerra o qualche calamità naturale giungeva ad oscurare temporaneamente la serenità del luogo, ma nel complesso si trattò di eventi passeggeri. Il più grave di questi fu l’epidemia pestilenziale portata dalle truppe lanzichenecche in calata verso Sud che provocò 630 morti nella sola Gravedona. Terminato questo tumultuoso periodo, le vicende del paese e del suo territorio seguirono più o meno quelle italiane e della Lombardia fino ai giorni nostri.
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Percorso
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Risaliamo il lungo lago verso sinistra (faccia a lago) sfilando davanti alle caratteristiche antiche case del borgo, scandite da stretti vicoli e da minuscole piazzette. Questa è la Gravedona antica e storica.
Superata Piazza Cavour si arriva in breve in Piazza Mazzini. Si piega a sinistra entrando nella piazzetta per imboccare uno stretto vicolo che inizia a sinistra dell’oratorio della Madonna de la Soledad (indicazione Ristorante Cà dè Matt). Fatti pochi metri nel vicolo, si prende la prima a destra (Via Castello) salendo fino ad incrocio con fontanella (acqua potabile). A questo punto ci si immette su una via più larga formata da una scalinata. Si sale verso sinistra arrivando ad uno slargo dove sulla destra si trova l’ingresso della casa di villeggiatura appartenuta ad Alessandro Volta. A destra casa di Volta seguire ora l’indicazione "Panorama" e, percorrendo ancora la Via Castello, si arriva su uno splendido terrazzo panoramico presso la biblioteca il cui edificio è caratterizzato da una piccola torre campanaria con orologio che la fa somigliare ad una chiesetta. Ci troviamo sul promontorio dove sorgevano le fortificazioni dell’abitato, distrutte nel XII secolo. Tali opere si prolungavano verso Nord, arrivando fino a Palazzo Gallio, oggi sede della Comunità Montana Alto Lario Occidentale. Il palazzo fu eretto nel 1586 dal Cardinale Tolomeo Gallio, su progetto di Pellegrino Tibaldi, già architetto del Cardinale Carlo Borromeo. Oggi monumento nazionale, la sontuosa dimora avrebbe dovuto ospitare il Concilio della Controriforma che invece si tenne a Trento.
Tornati davanti alla casa di Volta si piega a destra e, seguendo il Via San Rocco o la parallela alla sua destra, si sbuca sulla Strada Statale. Si piega a destra per una cinquantina di metri finché sul lato opposto si apre, verso sinistra, la Via Dosi e Segna che sale dolcemente fino ad un bivio. Si prende a destra Via Pessina e si sale passando due volte sotto la strada provinciale per Dosso del Liro e Livo. Subito dopo il secondo sottopasso si deve transitare anche sotto una condotta forzata per poi proseguire in salita lungo una strada cementata che, dopo circa duecento metri, raggiunge le case di Dosi. Qui il tracciato torna acciottolato e, in salita, si immette sulla stretta carrozzabile asfaltata che porta a Segna. L’abitato sorge su una sella, protetto verso il lago da un promontorio da dove si può ammirare un panorama vastissimo. Verso Nord-est colpisce subito il grandioso imbocco della Valtellina, incorniciato fra la maestosa piramide del Monte Legnone a destra e le robuste pendici del Monte Bassetta a sinistra. Per Segna passava il tracciato antico della Strada Regina e fra le case si trova il minuscolo oratorio di San Lorenzo, citato dal Vescovo Ninguarda durante la sua visita pastorale del 1593.
A questo punto non ci resta che intraprendere il ritorno percorrendo il cammino appena seguito fino al bivio all’imbocco di Via Pessina.
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S. Maria delle Grazie
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Prendendo a destra dopo una brevissima salita ed un tratto in piano, si giunge sul verde spiazzo antistante la chiesa di S. Maria delle Grazie ed il suo convento. L’edificio ha un’unica navata, con cinque arconi acuti.
L’ampio spazio interno è chiuso da tre absidi, di cui quella centrale con volta a vele. Bellissimi i due portali in marmo di Musso che consentono l’accesso, frontale e laterale. La lunetta del portale principale è decorata da un affresco cinquecentesco con la Vergine fra i Santi Agostino e Nicola da Tolentino. All’interno si conservano pregevoli affreschi quattrocenteschi di scuola lombarda ed eleganti stucchi settecenteschi.
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