Torno, Negrenza,
fra massi avelli, boschi e panorami mozzafiato alla ricerca della Pietra pendula

Introduzione     I ghiacciai del Lago di Como.      Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

Da marzo a novembre.

Dislivello:

400 metri circa.

Tempo di percorrenza:

4 ore.

Difficoltà:

T/E

Punto di partenza:

Torno, sulla sponda occidentale del Triangolo Lariano. Da Como si imbocca la strada statale n. 583 per Bellagio e percorrerla per 7 chilometri fino al paese di Torno; qui si lascia l’auto in Piazza Caronti, la prima piazzetta che si incontra sulla destra provenendo da Como (piccolo parcheggio) e si imbocca la Via Tridi (cartello con cartina esplicativa all’imbocco della via). Treno fino a Como poi bus o traghetto.

Guide e carte:

CNS Carta Nazionale Svizzera 1:50.000 "Como" Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n° 91 "Lago di Como   Lago di Lugano".

Altre Informazioni :

Facile passeggiata su stradine e larghe mulattiere, sempre ben segnalata.
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Introduzione
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Alpeggi, cascine, massi erratici, incisioni preistoriche, castelli e scorci di lago: come è possibile unire tutti questi elementi in un unico percorso escursionistico ripetibile in poche ore e in gran parte dei mesi dell’anno? La ricchezza degli spunti suggeriti da tutti questi e molti altri elementi che s’incontrano, lungo questo itinerario, forniscono già da soli la risposta! Avventuriamoci dunque a scoprire le meraviglie del Lario Occidentale e del territorio di Torno. Ma prima di imboccare il sentiero di salita soffermiamoci un po’ in paese: fra le sue case e le sue strette viuzze, il grazioso abitato di Torno ci regala, scorci suggestivi e preziose testimonianze storiche ed artistiche. I numerosi massi avelli, sepolcri incisi nel vivo granito dei massi erratici locali, che si trovano nei boschi alle spalle del paese e la scoperta di una necropoli romana del II secolo in località Campione, testimoniano come tutta questa zona si stata abitata già in epoche remote. Nel Museo di Como si conserva quanto rimane della originaria chiesa del paese: la pietra tombale del sacerdote Amiciziano morto nel 520 d.C. Nel periodo fra il XIII ed il XVI secolo, Torno ed il vicino borgo di Perlasca conobbero un periodo di particolare splendore grazie anche all’esportazione dei pannilani che erano qui prodotti ed esportati persino in Germania. La tradizionale produzione di questi tessuti fu iniziata in loco dalle suore Umilaite che qui avevano un convento fondato nel 1226. Un’altra dimostrazione dell’antica importanza di questo paese lariano venne con la scoperta, nelle acque del porticciolo, di numerose armi di pregevole fattura risalenti al periodo citato. Un simile centro dava sicuramente fastidio alla vicina e potente Como ed in molte occasioni, fra le due comunità, scoppiarono conflitti che si conclusero con la vittoria di Como nel 1522. Fra i monumenti più importanti del borgo si ricordano la chiesa parrocchiale di Santa Tecla e la chiesa di San Giovanni, la cui torre campanaria in stile romanico risale al XIII secolo.



I ghiacciai del Lago di Como.
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Il riconoscimento ed il rilievo di cordoni morenici frontali disposti ad anfiteatro nelle fasce pedemontane delle Alpi ha permesso di ricostruire l’estensione e le variazioni delle glaciazioni del Pleistocene che, nella fase di massima espansione lambirono l’area sulla quale attualmente sorge Milano ed il suo hinterland. Il sistema glaciale dell’Adda e del Lago di Como raccoglieva i ghiacci che defluivano dalla Val Chiavenna, dalla Val Bregaglia e dalla Val Malenco, per poi scendere verso sud dove si suddivideva in più rami. Una sua diramazione alimentava il bacino del Ceresio attraverso la sella di Menaggio, mentre alcuni rami minori risalivano le valli laterali come la Valsassina e la Val d’Intelvi. I ghiacciai sboccavano infine in pianura, e al loro ritiro lasciarono grandi anfiteatri morenici oggi riconoscibili nelle docili e verdeggianti colline della Brianza. Su tutto il territorio del Triangolo Lariano sono disseminate le testimonianze di questa impressionante avanzata glaciale. I numerosi trovanti (o erratici), principalmente di granito, incontrati su questo e in altri itinerari proposti, non sono altro che massi trasportati per centinaia di chilometri dai ghiacciai preistorici. All’occhio dell’escursionista più attento non sfuggiranno certo tutti quei blocchi arrotondati di granito, originari delle Alpi, disseminati ovunque nei boschi delle montagne di Torno, in netto contrasto con le altre rocce ’in posto’. Pensare quindi a una forza che sposta dei massi, anche di diverse tonnellate, per un centinaio di chilometri, può benissimo rendere l’idea di cosa avvenne migliaia di anni fa in queste regioni. Uno dei più curiosi trovanti della regione è appunto la Pietra pendula, meta della nostra gita.



Percorso
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Inoltrandosi tra le viuzze di Torno si sale per la Via Tridi, seguendo anche le indicazioni della "Strada Regia" per Molina. All’incrocio successivo si lascia a sinistra la "Strada Regia" e poco dopo si sbuca su uno slargo asfaltato dove giunge una strada che prosegue sulla destra (indicazione escursionistica Montepiatto-Pietra pendula). Traversato lo slargo, rientriamo nello stretto proseguimento di Via Tridi che in breve s’immette in una mulattiera a gradini salente da sinistra. La mulattiera prosegue verso Est con debole pendenza, passando per Moniga. Dopo aver oltrepassato un gruppo di cascine diroccate si giunge alla Porta di Travaina, arco in pietra, probabilmente d’epoca romana. Il sentiero s’addentra ora nella valletta di Stravalle e, poco dopo, un ponticello in pietra permette di portarsi sul versante opposto della valle. Mentre la traccia principale prosegue verso destra, un sentiero meno battuto (cartello indicatore), sulla sinistra,conduce in pochi minuti presso la cascina Negrenza, dove è situato uno dei massi avelli della zona. Ritornati al ponte si riprende il cammino lungo la ripida via che porta sui prati sottostanti l’Alpe Piazzaga. Saliti nella parte alta dell’abitato si incrocia un tratturo e per esso si piega a destra in direzione di Montepiatto (cartelli indicatori). Il tracciato, tornato sentiero, rientra nei boschi e poco dopo si immette su una stradina che, verso destra riattraversa, ma più in alto, la Stravalle, per sbucare sul vasto pianoro morenico di Montepiatto. Entrati fra le case, si seguono le indicazioni per la "Pietra Pendula" e per la chiesa del luogo, dedicata alla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. L’edificio sorge su un promontorio affacciato sul Lario, in una posizione panoramica meravigliosa. Prendendo il sentierino che sfila sotto le mura del sagrato, si prosegue nel limitrofo parco di secolari castani e ippocastani ed in breve si giunge alla radura dove si trova la "Pietra pendula", un grosso masso erratico di granito appoggiato dai ghiacciai del Quaternario su un esile piedistallo di calcare. Il ritorno avviene sempre su una mulattiera perfettamente mantenuta che da Montepiatto scende verso Ovest per poi raggiungere Torno.