Val Solda
Nella tana dell’orso

Introduzione     Dasio      Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

Nella tana dell’orsoda marzo a dicembre

Dislivello:

730 m

Tempo di percorrenza:

4 ore per l’intero percorso

Difficoltà:

E

Punto di partenza:

Dasio 580 m, raggiungibile staccandosi dalla SS345 della Val Menaggio, fra Cressogno e San Mamete, per deviare a Nord, imboccando la stradina della Val Solda per Puria, Drano e Dasio.

Bibliografia:

AA.VV. "Passi nel bosco   trenta escursioni nelle Foreste di Lombardia"; Regione Lombardia-ERSAF, 2005

Guide e carte:

CNS 1:25.000 "Porlezza".
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Introduzione
[Su]

La gita descritta di seguito ci schiude le porte dell’alta Val Solda, minuscolo ed impervio solco inciso nei calcari che affluisce nell’ampia Val Menaggio, raggiungendo le sponde del Lago di Lugano. Lasciata la riviera, si percorre la carrozzabile e, man mano si abbandona il distensivo paesaggio lacustre, ci si immerge in un ambiente completamente diverso. All’altezza del borgo di Puria la valle si divide mandando una diramazione verso Nord-est, la Val Solda vera e propria, o Val Solda orientale ed un ramo verso Nord-ovest che a sua volta si divide in numerose vallecole e che chiameremo Val Solda occidentale. Una volta a Dasio, la sensazione di distacco appare completa e quasi incredibile, Torrioni calcarei incombono sopra la nostra testa e tutto è rinserrato fra gli stretti finche della montagna, fra rupi e valloni. Dopo il maggengo di Ronco, raggiungeremo infine la soglia dell’alta Val Solda, un mondo selvaggio e solitario di grande suggestione. Qui si trova il limite della Foresta Demaniale al cui interno sono stati tracciati due itinerari didattici, il "Sentiero Faunistici Maurizio Monti", percorso dotato di 11 pannelli esplicativi studiato per l’osservazione della fauna e la "Via dei Canti", itinerario illustrato da pannelli che ci insegnano a conoscere l’avifauna locale. La gita si attiene solo in parte a questi percorsi, ma poi si avvia lungo un sentiero solitario che punta alla cresta spartiacque con la vicina Val Solda occidentale. La nostra meta si trova pochi metri sotto il crinale di cresta, alla base di una falesia calcarea, è il Büs de la Noga o grotta dell’Orso, enorme antro ove anni or sono state scoperte le tracce del preistorico Orso delle caverne o Ursus spelaeus. La posizione della caverna è veramente strategica: difficile da individuare, bene esposta al sole, in prossimità di un valico e quindi con diverse vie di fuga, affacciata sulla valle. Quell’orso doveva saperla veramente lunga e probabilmente per molti anni è riuscito a tener testa ai cacciatori che sicuramente in diverse occasioni tentarono di impossessarsi delle sue carni, della sua pelliccia e, allora fattore non trascurabile, del suo spirito guerriero e combattivo.



Dasio
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A Dasio vi consigliamo di fare quattro passi fra le strette viuzze di questo piccolo e sperduto borgo montano: non sarà tempo perso. Fra le normali dimore vi sono alcuni palazzi patrizi di discreto interesse. Altrettanto interessante è la chiesa di San Bernardino da Siena dall’appariscente facciata color ocra. Fondata in epoca medioevale ed inizialmente dedicata ai SS. Giovanni e Stefano la chiesa fu intitolata al santo toscano nel 1450, in occasione della sua canonizzazione. L’edificio, unico nella Val Solda con tre navate, ha subito diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi. Sulla facciata sono murati dei frammenti scultorei gotici, e ai lati del portale sono raffigurati i SS. Giovanni e Stefano. Il campanile fu costruito nel 1600.



Percorso
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Lasciata l’auto sul piazzale antistante la chiesa di Dasio, ci avviamo salendo la scaletta che porta al limite del sagrato poi proseguiamo infilandoci fra le case. Fatti pochi passi, si nota la segnaletica del "Sentiero delle Quattro Valli" che ci indica la direzione. Piegando a destra usciamo dall’abitato e dopo un tratto in piano scendiamo sul greto del vicino torrente per traversarlo sul un ponte di legno. Subito dopo il ponte, dobbiamo lasciare il largo tracciato che procede pianeggiante per deviare a sinistra costeggiando la sinistra orografica del torrente. Dopo un buon tratto nel bosco, si giunge presso una vecchia baita e deviando a destra si sbuca sui prati di Ronco. Seguendo la segnaletica si tagliano i prati al loro margine superiore raggiungendo il tratturo che qui giunge da Drano. Si devia ora a sinistra seguendo il tratturo dal fondo spesso cementato e dopo le ultime cascine si sale arrivando al cartello che indica l’ingresso della Foresta Demaniale. Sempre lungo il tratturo proseguiamo lungo la sinistra orografica della valle che si approfondisce quasi a stretta forra orlata da pareti rocciose. Presso le piccole costruzioni di Serte si trovano un’area di sosta attrezzata con un’ottima sorgente e poco oltre si abbandona il tratturo per scendere a sinistra sul greto del vicino torrente di fondovalle che si attraversa su un ponticello. Rimontata brevemente la sponda opposta, ad un primo bivio si prende a sinistra, per guadagnare quota con una serie di tornanti che, in breve, conduce ad una sorta di ripiano ombreggiato da un fitto bosco. Lasciato a destra il sentiero per il Passo Stretto (nei pressi pannello didattico che racconta dell’Orso delle Caverne e della scoperta delle sue tracce nel Büs de la Noga) si procede in piano lambendo a monte un grande blocco calcareo ai cui piedi si trova un punto di sosta attrezzato con tavolo e panche. Poco oltre, il sentierino taglia a mezza costa su pendii coperti da vegetazione più rada e poi, dopo aver lambito un torrentello, prende quota con numerosi tornanti e tratti ripidi. Un’ultima deviazione verso sinistra porta ad una spalla oltre la quale si giunge alla baita dell’Alpe Mapel. Proseguendo alle spalle della baita si continua con una serie di tornanti che porta dapprima sotto una falesia e poi, aggirandola, in un valloncello boscoso. Si risale il valloncello finché ad un certo punto il percorso si trova a lambire una falesia posta sulla destra. Qui un piccolo cartello indica la deviazione verso destra che in breve conduce alla base delle rocce dove si apre il grande antro del Büs de la Noga. Dopo esserci per un attimo immedesimati col grande bestione che vide gli ultimi Mammuth e che scomparì con essi, non ci resta che riprendere la strada verso valle.