Visita alla Villa del Balbianello


Introduzione     L’interno della villa     Guido Monzino



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

tutto l’anno

Dislivello:

si tratta di pochi passi, per altro evitabili

Tempo di percorrenza:

a piacere

Difficoltà:

T

Punto di partenza:

Lenno

Bibliografia:

Rita Aimone Cat, "Guido Monzino   l’ultimo signore di Balbianello e le sue ventuno spedizioni"; Alberti Libraio Editore   Verbania, 1997 e 2001.


Guide e carte:

CNS 1:50.000 "Menaggio"

Informazioni locali:

http://www.fondoambiente.it/index.htm
http://www.fondoambiente.it/luoghi/Balbianell/index.htm
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Introduzione
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Poco dopo Tremezzo, in direzione di Como, la costiera del Lario protende verso Sud-est un pronunciato promontorio che colpisce immediatamente l’occhio in quanto appare completamente coperto dal bosco e privo di costruzioni in un territorio ove, ormai, ogni altro luogo appare abitato. Si tratta del Dosso di Lavedo, importante penisola che racchiude a Nord il golfo di Lenno e che cela, quasi invisibile, la Villa del Balbianello.
La costruzione fu commissionata sul finire del ’700 dal Cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796) che già possedeva nella vicina località di Balbiano una villa e che per diverso tempo aveva cercato invano di acquistare l’Isola Comacina.
Sulla punta di Lavedo esistevano i ruderi della Chiesa di San Giovanni, caratterizzata da due campanili. Inizialmente l’edificio era parte di un convento di suore Cistercensi per poi passare ai frati Francescani prima e Cappuccini poi fino al completo abbandono. Sfruttando in parte i ruderi dell’antico complesso monastico e sbancando la rocciosa punta, il Cardinale fece erigere quì la sua villa, luogo di romitaggio, lettura e accoglienza per gli amici più cari.
Dopo la morte del Cardinale Durini la villa ebbe diversi illustri proprietari per essere infine acquistata nel 1974, dal manager ed esploratore Guido Monzino, che la restaurò, facendola diventare la sua dimora elettiva.
Non ci dilungheremo, come capita in altre circostanze, nella descrizione dell’accesso in quanto è semplicissimo. Dal porticciolo di Lenno, grazie ad un viottolo immerso nel bosco si può giungere all’ingresso della villa (numerosi cartelli indicatori) in circa 10/15 minuti. In alternativa, sempre dal porticciolo, è in funzione un servizio di traghetto che costeggiando la Punta di Lavedo, porta i visitatori all’imbarcadero della villa.



L’interno della villa
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Il complesso architettonico è disposto a gradinata seguendo il digradare della rocciosa punta fino alle acque del lago. La parte inferiore, dove si trovano l’imbarcadero ed il porticciolo, conserva il ricordo dell’antica chiesa di San Giovanni sul cui sagrato, ombreggiato da meravigliosi, imponenti platani, si affacciano i due campanili. Una serie di vialetti portano verso l’alto attraverso il magnifico giardino che la necessità di adattarsi alla conformazione ripida del promontorio ha reso unico nel suo genere. Si tratta di un vero capolavoro, studiato per esaltare e rendere ancor più magico il paesaggio circostante già di per sé notevole.
La salita termina sulla vasta spalla dove sorge forse la struttura più caratteristica della villa, autentica porta d’ingresso per ogni visitatore. Si tratta di una splendida loggia disposta parallelamente alla penisola in modo da poter ammirare contemporaneamente i due opposti paesaggi visibili da lassù. Ai lati si trovano due ambienti che Guido Monzino riservò al suo studio cartografico e alla sua biblioteca che contiene circa 4000 volumi dedicati all’esplorazione e all’alpinismo.
La sala del cartografo è ornata da numerose stampe con vedute lariane, alcune delle quali di grande rarità. Poco sotto la loggia si accede al corpo abitativo della villa i cui spazi interni sono stati completamente ridisegnati dallo stesso Monzino. Ovunque stampe d’epoca aventi come soggetto principale il Lario ed i suoi paesaggi accompagnano il visitatore.
Al piano superiore, si trova la grande sala delle spedizioni, un piccolo museo dove sono raccolte le testimonianze ed i ricordi più importanti delle numerose spedizioni guidate dall’imprenditore milanese. Nelle altre sale e stanze si trovano notevoli collezioni artistiche frutto dell’appassionata ricerca e del buon gusto di Guido Monzino. Notevole è la collezione di maschere rituali e sculture con alcuni pezzi rarissimi risalenti all’epoca precolombiana. Altrettanto interessante la raccolta di dipinti su vetro, la maggiore in Italia, che impreziosisce le pareti di alcune stanze. Arazzi, vasi cinesi, tappeti rarissimi e mobilio d’epoca inglese e francese del XVIII e XIX secolo arredano tutta la villa e oltre ad esser un vero tesoro, sono un valido strumento per approfondire il gusto ed il carattere di Monzino, ultimo Signore del Balbianello.



Guido Monzino
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Guido Monzino Guido Monzino, figlio del fondatore della Standa, nacque a Milano nel 1928 e trascorse parte della sua giovinezza nella villa di famiglia a Moltrasio, impregnandosi delle luci e delle atmosfere lariane cui sarà sempre legato. Assunte le redini dell’azienda paterna ne divenne infine direttore generale assumendosi l’onere di una così grande responsabilità, ma affinando nel contempo le sue doti di abile menager che gli saranno utili nell’organizzare le sue 21 spedizioni alpinistiche ed esplorative compiute in ogni parte del globo.
Mosso da un romantico afflato di avventura e conoscenza Monzino riprendeva idealmente il filone delle grandi spedizioni che furono di S.A.R. il Duca degli Abruzzi. Nell’intento dell’imprenditore-esploratore non c’era solo lo stimolo alla conoscenza ma v’era anche il desiderio di riportare il tricolore italiano ai vertici dell’esplorazione. Esemplare in questo senso fu la sua richiesta al governo cileno di chiudere l’accesso all’area ove operava la sua spedizione alpinistica, area che era nelle mire anche degli scalatori britannici.
Dai deserti di sabbia a quelli di ghiaccio, dalle vette più elevate alle latitudini estreme, Monzino si spinse ovunque ci fosse terra da esplorare.
Fra le sue spedizioni merita un particolare cenno quella verso il Polo Nord, condotta utilizzando strumenti, attrezzature ed abbigliamento tipici degli eschimesi. Il Polo fu raggiunto a prezzo di notevoli sforzi dopo 71 giorni di viaggio. Anche in questo caso, però l’abbondanza di mezzi fu esemplare: 300 cani da slitta, 25 slitte, tonnellate di viveri e materiali.
L’apoteosi di questo stile fu però espressa dalla spedizione italiana all’Everest del 1973. L’anno successivo Monzino acquistava la Villa del Balbianello con l’intenzione di crearvi, oltre che la propria dimora, anche un centro di documentazione alpinistica ed esplorativa.
Prima di morire prematuramente nel 1988, con lo spirito patriottico e magnanimo che l’aveva sempre guidato, egli donò la Villa del Balbianello con l’annesso territorio del Dosso di Lavedo, al Fondo per l’Ambiente Italiano.

Il FAI

Il Fondo per l’Ambiente Italiano è nato nel 1975 partendo da un’idea di Elena Croce, figlia del grande filosofo Benedetto Croce e grazie all’appassionata opera di Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli. Attualmente, è la terza fondazione europea per importanza ad occuparsi della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione dei beni artistici e naturalistici di una nazione.
Accanto all’opera di restauro e mantenimento di questo patrimonio, il FAI si occupa anche della sua valorizzazione, consentendone la visita. È un impegno notevole e assai gravoso economicamente che richiede un notevole impiego di mezzi economici ed operatori.
La principale delle altre attività del FAI è la "Giornata di Primavera" in cui grazie ai suoi volontari, la Fondazione organizza visite guidate alla scoperta o alla riscoperta di centinaia di monumenti e beni paesaggistici italiani in molti casi chiusi al pubblico. Nel corso degli anni il FAI a consentito in questo modo la conoscenza di 2.700 beni guidandovi oltre 2.700.000 visitatori.