La "Strada di Maria Teresa" in Alta Valvarrone


Introduzione     La "strada del ferro"     Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

da giugno a ottobre

Dislivello:

1350 m


Tempo di percorrenza:

5-6 ore per l’intera gita

Difficoltà:

E

Punto di partenza:

Zona industriale di Premana 770 m. L’area si raggiunge sia da Dervio che da Taceno in Valsassina. Nel primo caso si deve imboccare la stretta e suggestiva strada asfaltata della Valvarrone e dopo aver passato gli abitati di Sveglio, Introzzo, Tremenico e Piagnona si giunge all’ingresso di Premana. Scendendo ora verso destra si giunge in breve al viadotto sul torrente Varrone. Prima di imboccarlo si piega a sinistra percorrendo la strada che porta ai capannoni della zona industriale.
Da Taceno in Valsassina si imbocca la Provinciale n° 67 che sale passando i paesi di Margno e Casargo fino al colle del Piazzo da dove scende nella Valvarrone fino al viadotto che traversa il torrente. Prendendo a sinistra prima del viadotto, si imbocca una strada che, passando sotto il viadotto, giunge in breve alla zona industriale.


Bibliografia:

Mozzanica I. "Itinerari in Valsassina e Valvarrone" Edizioni Electa; Milano 1997

Guide e carte:

CNS 1:50.000 "Menaggio"; Kompass 1:50.000 "Lago di Como-Lago di Lugano".
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Introduzione
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La Valvarrone è un lunghissimo e stretto solco vallivo che partendo dalle nebbiose cime di conglomerato del Pizzo dei Tre Signori, nel cuore delle Alpi Orobie, sbocca sulle rive del Lago di Como presso Dervio.
Dopo l’abitato di Premana, e quindi verso i 1000 metri di altitudine, la valle si ramifica dando luogo alla Val Marcia a Sud e alla Val Fraina ad Est; fra queste si insinua l’alta Valvarrone che termina ai piedi del circo di piccole ma eleganti vette del nodo montuoso Pizzo Varrone-Pizzo dei Tre Signori.
La gita proposta è molto lunga, ma si svolge in buona parte lungo una carrareccia sterrata che rende il cammino agevole e relativamente poco faticoso. Dalla vegetazione che caratterizza il profondo solco iniziale della valle ai grandi spazi dei pascoli in quota, dalle miniere di ferro abbandonate ai ruderi delle fortificazioni della Linea Cadorna per finire con i suggestivi panorami, tutto contribuisce a rendere la gita di grande interesse. Lo stesso microscopico rifugio F.A.L.C sarà una piacevole sorpresa.
Nell’estate del 1945, la società alpinistica F.A.L.C (Ferant Alpes Letiam Cordibus) di Milano pensò alla costruzione di un rifugio in una zona alpina lontano da zone affollate, ma al tempo stesso che fosse abbastanza vicina alla città.
Saputo che una piccola baita ai piedi del Pizzo Varrone il Pizzo Varrone, era in vendita, se ne decise l’acquisto e la trasformazione nel "Rifugio F.A.L.C.".
I lavori iniziarono a metà giugno 1949 e furono ultimati il 18 settembre con l’inaugurazione del rifugio.
Nel 1952 presso l’edificio fu costruita la cappelletta dedicata alla Madonna del Varrone.
Sebbene recentemente ampliato, il rifugio è probabilmente uno dei più piccoli delle Alpi ma nel periodo estivo è custodito, ha servizio d’alberghetto e vi si può pernottare. Oggi è gestito da una simpaticissima ragazza, Serena Sironi (per prenotazioni telefonare al 3338496661), che in ogni suo discorso lascia trapelare una grande passione per il "suo" rifugio e per la montagna in tutti i suoi aspetti.



La "strada del ferro"
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Il percorso segue integralmente la parte superiore dell’antica "strada del ferro" o di Maria Teresa perché il suo miglioramento è legato all’illuminato intervento dell’imperatrice d’Austria che nel XVIII secolo decise di dare nuovo impulso all’attività estrattiva in Valsassina e Valvarrone. La strada, oggi asfaltata, parte da Dervio e risale la destra orografia della Valvarrone fino a Premana. Da qui prosegue sterrata fino ad arrivare alla Bocchetta di Trona, valico un tempo di fondamentale importanza strategica nelle comunicazioni con la Valtellina. Si pensi che, nel corso dei secoli, furono numerosissimi gli eserciti che transitarono per la Bocchetta di Trona: gli Unni, gli Eruli, i Goti, i Longobardi, gli Ungheri ed il Barbarossa per finire con le truppe dei Grigioni. L’importanza strategica di questo crinale fu presa in considerazione anche durante la Grande Guerra e qui passava un tratto della celebre Linea Cadorna, apparato difensivo di seconda linea che avrebbe dovuto contenere un eventuale sfondamento delle linee dell’alta Valtellina da parte degli austriaci. La "strada di Maria Teresa" funzionò egregiamente per moltissimi anni portando un nuovo benessere presso le popolazioni locali e ancor oggi può essere vista come esempio di buon governo.
Lungo il suo percorso si svilupparono piccoli e grandi centri che servivano da base per gli operai delle miniere e come centri per la fusione del materiale ferroso grezzo. La località di Forno che s’incontra sul nostro cammino ricorda questo antico passato.



Percorso
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Dal parcheggio, si procede sul fondovalle lambendo i numerosi capannoni, oltre i quali prosegue una carrareccia che attraversa il ponte sul torrente Varrone. Seguendo l’indicazione "Rifugio Casere Vecchie di Varrone" si percorre la strada sterrata che per un buon tratto tiene la sinistra idrografica del torrente per poi ritornare sulla sponda opposta tramite il "ponte di Gebio" presso l’omonima località. Si continua ora sulla destra idrografica del torrente sempre lungo la carrareccia che prende quota lentamente nella profonda e verdeggiante vallata finché si sbuca presso i maggenghi dell’Alpe Forno 1128 m. Si continua sulla strada che diventa un po’ più sconnessa e ci si inoltra nel bosco per uscirne in corrispondenza di un ponticello varcato il quale, inizia una lunga serie di tornanti, che prende quota lambendo la suggestiva Cascata del Dente per terminare all’imbocco della soglia superiore della valle dove l’ambiente muta di colpo. La vallata si stende ampia e quasi pianeggiante ricca di pascoli orlati da creste erbose mentre sullo sfondo svettano le vette rocciose dell’alta Valvarrone. L’ingresso al settore superiore della valle è segnato da un ponticello in pietra tramite il quale ci si riporta sulla destra idrografica del torrente (verso destra si stacca il sentiero che porta al Rifugio S. Rita). Oltrepassato il ponte, con percorso pianeggiante si giunge in breve a lambire la costruzione del Rifugio Casere Vecchie di Varrone 1672 m, ben visibile poco più in alto, sulla sinistra. Si prosegue per la carrareccia, sempre più dissestata, attraversando lo scarico di alcuni stretti e profondi valloncelli che tagliano il costone superiore. In qualche il percorso presenta qualche tratto con piccoli smottamenti, ma è sempre agevole. Al settimo tornante si giunge ad un bivio. Verso destra una larga traccia porta ad attraversare il torrentello e a lambire la costruzione della Baita Tronella 1919 m, da dove si prosegue facendo attenzione alle segnalazioni di vernice bianco-rossa che puntano a Sud-est (indicazione rifugio FALC). Seguendo i segnali si percorre un sentiero a volte poco marcato che prende quota fra dossi erbosi e roccioni di conglomerato con lunga salita che termina nella vallecola antecedente la minuscola costruzione del rifugio FALC 2120 m, che in pochi attimi si raggiunge. Per il ritorno si può seguire il tracciato segnalato che dal rifugio percorre all’inizio la dorsale fra la Valvarrone ad Ovest e la Valle della Pietra ad Est. Poco dopo il percorso inizia a tenersi sul lato di Valvarrone costeggiando i roccioni del crinale e grazie ad una esposta cengia attrezzata con catene corrimano si perviene ad una zona di grandi blocchi oltrepassata la quale, sempre a mezza costa, si arriva alla Bocchetta di Trona 2092 m, dove si trovano le rovine di un rifugio bombardato dalle truppe nazi-fasciste perché utilizzato dai partigiani. Da qui si piega a sinistra passando accanto a grandi tralicci e scendendo lungo la carrareccia prima abbandonata si torna a riprendere l’itinerario di salita.