La Valle del Varoncello ed i Laghi di Deleguaccio
Introduzione Premana il paese del ferro
Percorso
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Scheda
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Periodo consigliato:
da giugno a ottobre
Dislivello:
1320 m fino al lago superiore di Deleguaccio; 1145 m fino al lago inferiore.
Tempo di percorrenza:
3 ore e 30 min. fino al lago superiore di Deleguaccio. Mezz’ora in meno al lago inferiore.
Difficoltà:
E (EE il tratto che separa i due laghetti)
Punto di partenza:
Premana 951 m. L’abitato si raggiunge da Lecco o da Bellano percorrendo la carrozzabile della Valsassina fino a Taceno. Da qui si prende la deviazione per Margno e Casargo poco oltre il quale si entra in Val Varrone e dopo averne toccato il fondovalle si risale a Premano. In alternativa si può raggiungere il paese di Dervio grazie alla SS36 dello Spluga e da qui entrare in Val Varrone percorrendo tutta la stretta carrozzabile che tenendo la sinistra orografica della valle giunge a Premana.
Bibliografia:
Hüsler Eugen E. "Lago di Como" Guida Escursionistica - Freytag e Berndt Rother Italia srl - Appiano 1995
Guide e carte:
CNS 1:50.000 "Menaggio"; Kompass 1:50.000 "Lecco-Val Brembana".
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Introduzione [Su]
Il Monte Legnone è un’imponente montagna dai fianchi ripidi e dirupati su ogni versante. A dispetto della modesta altezza, 2609 m, le sue creste e le pareti presentano notevoli dislivelli tanto che d’inverno questa vetta assume aspetti quasi himalayani. Il versante meridionale costituisce buona parte della destra orografica della stretta e lunga Val Varrone che, originandosi ai piedi del Pizzo dei Tre Signori, sbocca nel Lario all’altezza di Dervio. La vallata si apre un poco solo nella sua parte alta, a partire dall’abitato di Premana ramificandosi con alcuni solchi minori. Il primo di questi, la Valle del Varoncello, sbocca proprio fra Premana e Piagnona e sarà il teatro della nostra gita. Per quanto assai ripidi, entrambi i versanti del Varoncello sono percorsi da sentieri che raccontano di una montagna vissuta fino in fondo da parte degli antichi abitanti di questi luoghi. Dalla montagna si doveva trarre il massimo perché da essa derivava parte del sostentamento che s’integrava con un po’ d’agricoltura e con i proventi derivanti dalla secolare tradizione della lavorazione del ferro, quest’ultima caratteristica peculiare dei premanesi. Per quanto apparentemente secondaria e poco importante la Valle del Varroncello è una vera sorpresa si per la bellezza dell’ambiente, sia per le sue caratteristiche paesaggistiche che s’arricchiscono con i laghetti di Deleguaccio, minuscoli bacini d’origine glaciale annidati nei pressi della cresta spartiacque orobica, sul suo lato meridionale. L’ambiente selvaggio e poco contaminato ha consentito la sopravvivenza alla tipica fauna alpina per cui non è raro poter osservare gruppi di camosci pascolare sui ripidi versanti erbosi del Legnone. Il toponimo Deleguaccio è chiaramente di derivazione dialettale e si riconduce al verbo "sciogliere". I laghi, infatti, raccolgono le acque derivanti dallo scioglimento estivo delle nevi.
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Premana il paese del ferro
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Premana è il più interno ed elevato dei paesi della Val Varrone ma allo stesso tempo è sicuramente il più vitale ed importante. La vista del borgo e particolarmente impressionante se lo si raggiunge dalla Valsassina. Valicando il colle del Piazzo, da cui si entra in Val Varrone, sul versante opposto ecco apparire un compatto e consistente grumo di case abbarbicate alla ripida pendice della montagna, quasi stessero per cadere da un momento all’altro. Il paese ha origini remote trovandosi al centro di un’area ricca di minerale ferroso. Esso costituiva, infatti, una sorta di campo base per le maestranze che lavoravano le vene ferrose dell’alta Val Varrone. L’attività estrattiva si protrasse con alti e bassi per moltissimi secoli e cessò solo verso la fine del 1800, senza però causare una crisi economicha locale. Infatti, nel frattempo, gli intraprendenti premanesi avevano trovato un altro modo di sfruttare il ferro. Gradualmente, grazie ad una tradizione artigiana già consolidata, cominciarono ad imporsi sul mercato come produttori di attrezzi metallici. Il ferro non veniva più dalle montagne vicine, ma poco importava. Con grande capacità ed inventiva le molte famiglie locali seppero ritagliarsi delle singole specializzazioni: alcuni divennero maestri nella produzione di attrezzi agricoli, altri di coltelli a serramanico, altri ancora di posate da cucina per giungere addirittura alla forgiatura di attrezzi d’alpinismo come piccozze e chiodi. Dal piccolo nucleo iniziale il borgo si estese man mano con costruzione di nuove fabbriche e case resa per altro sempre problematica dalla ripida posizione in cui bisognava operare. Oggi le antiche miniere di ferro sono quindi solo un ricordo, un’attrattiva per turisti ed escursionisti ma il ferro, a Premana, resta sempre elemento e risorsa di primaria importanza.
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Percorso
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Entrati in Premana si procede fino a che sulla destra s’incontra l’edificio della ditta CAMP. Poco oltre, sulla sinistra si trova un parcheggio sospeso che si raggiunge con una rampa a chiocciola.
Lasciata l’auto si torna in breve di fronte alla CAMP dove s’imbocca il sentiero per il Laghi di Deleguaccio. Dapprima per una rampa di cemento si abbandonano le ultime case del paese per poi procedere su una bella mulattiera che in pochi minuti porta sui prati dove sorgono le cascine di Gorla (Gorle) 994 m. Poco oltre le case la mulattiera perde leggermente quota e poi riprende a salire dolcemente lambendo il piccolo nucleo di Zucco (Zücc). Seguendo le frequenti segnalazioni (prevalentemente bolli o frecce bianchi) si tagliano i maggenghi di Gianello entrando definitivamente nella stretta Valle del Varoncello, la cui sponda destra è costituita dal complesso ed imponente versante Sud del Monte Legnone. La salita continua assai agevole, con tratti ripidi intervallati da altri a mezza costa. Sfilando accanto a spumeggianti ruscelli e in suggestive macchie di faggi e betulle, il sentiero supera un poggio panoramico, s’abbassa leggermente sotto un roccione con una piccola cappella e riprende a salire arrivando al limite della vegetazione d’alto fusto, presso una grande cappella votiva. Ora la salita si fa più ripida ma comunque abbastanza comoda e, dopo aver preso quota, con un ultimo traverso a sinistra si perviene sul poggio dove s’annida l’Alpe Deleguaccio 1670 m.
Il percorso prosegue alle spalle delle case, fra queste e le rocce soprastanti che si aggirano sulla sinistra e poi si sormontano proseguendo sulla ampia dorsale successiva. Per pascolo roccioso, su un sentiero più sconnesso, si affronta il ripido pendio e poi con una lunga diagonale si traversa il torrentello emissario del lago inferiore di Deleguaccio per poi tornare a destra e riattraversarlo. Ancora pochi metri di ripido terreno ed eccoci infine sul margine della piccola conca alpestre che ospita il lago inferiore di Deleguaccio dove sorge anche un piccolo ricovero ricavato da una baita (attenzione, il ricovero è chiuso!).
Per arrivare al bacino superiore si deve lambire la sponda destra del lago e risalire in diagonale puntando alla bastionata rocciosa che chiude a monte la conca. Seguendo la traccia si giunge alla base di una rampa attrezzata con catene corrimano che permette di superare le rocce e di giungere in breve al secondo lago di Deleguaccio. Da qui in pochi passi ci si può portare sulla cresta spartiacque con la Valtellina per godere un panorama veramente eccezionale.
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