1400 gradini verso Dalò


Introduzione     Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

tutto l’anno

Dislivello:

430 metri; sentiero ripido e ben gradinato

Tempo di percorrenza:

1 ora per la salita a Dalò.

Difficoltà:

E

Punto di partenza:

Chiavenna - Pianazzola.

Bibliografia:

Gianasso M. e AA.VV. "Guida turistica della Provincia di Sondrio" seconda edizione; Ed. Banca Popolare di Sondrio" - Sondrio 2000.

Guide e carte:

Carta escursionistica Kompass n°92 1:50.000 "Chiavenna-Val Bregaglia"; CNS 1:50.000 "Roveredo".
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Introduzione
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Sebbene vi sia un modo assai comodo per arrivare alle porte del paesino di Dalò, è nostra intenzione farvi conoscere un accesso diverso, più faticoso, ma sicuramente più bello ed appagante, quello appunto che si svolge sulla lunga gradinata salente da Pianazzola. Il nome di quest’ultimo paese potrebbe farci pensare ad un luogo pianeggiante, un verde terrazzo di mezza montagna cosparso di case. Viceversa, una volta arrivati, ci renderemo conto che la realtà è assai diversa, e le sorprese non mancheranno. Il minuscolo agglomerato di Dalò, reso importante da chiesa, cimitero e da un’insospettabile casa "patrizia", sorge invisibile, su un balcone sospeso all’incrocio fra Val San Giacomo, Val Bregaglia e Valchiavenna. Alcuni recenti scavi effettuati in loco hanno evidenziato la presenza di un insediamento risalente all’Età del ferro: sicuramente qui era il terminale di un’antica via che proveniva dal Passo dello Spluga. Questo antico itinerario si svolge tutt’oggi a mezza costa sulle rupi della destra orografica della Val San Giacomo. Coppelle, incisioni, luoghi di stazione e alcuni importanti paesi indicano che, per anni, fu la via seguita da viandanti, cacciatori e commercianti. Per secoli, Dalò è stato abitato per tutto l’anno poi, come per tanti altri nuclei simili, durante gli anni ’50 ha conosciuto un graduale spopolamento. Oggi, dopo che una stradicciola sterrata ha consentito un certo collegamento con San Giacomo Filippo, all’ingresso della Val San Giacomo, Dalò torna a nuova vita e le sue antiche case sono state quasi tutte recuperate dai proprietari o dai loro eredi. Chissà che fra non molto qualcuno di loro non decida di tornare a stabilirsi permanentemente in questo angolo di pace e di silenzio sospeso fra i monti.



Percorso
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Da Chiavenna imbocchiamo la carrozzabile SS 37 per il Passo del Maloja e St. Moritz. Uscendo dall’abitato, percorriamo un lungo viale alberato al cui termine, poco dopo la caserma della Polstrada ed il ponte che, a destra, traversa la Mera riportando nella cittadina, si presti attenzione al bivio per Pianazzola. Un piccolo cartello stradale indica la deviazione a sinistra, dove inizia la strada che sale al paese. La carrozzabile compie dapprima un lungo traverso quasi pianeggiante per andare ad "approcciare" il punto meno ripido del pendio. Successivamente, con una serie di tornanti, la carrozzabile percorre la ripidissima pendice del monte, quasi interamente coltivata a vigneto, mediante arditissimi terrazzamenti. Stiamo percorrendo gli antichissimi depositi morenici lasciati dal ritiro dei grandi ghiacciai del Quaternario. In alto, al loro termine, è nettissimo lo stacco con le soprastanti, aspre rupi granitiche i cui enormi frammenti franati in epoche remote emergono dalle vigne. Dopo circa 3 km eccoci a Pianazzola dove lasciamo l’auto. Al termine della strada è facile notare sulla sinistra il piccolo cartello escursionistico che indica la partenza del sentiero: inizia la lunga gradinata. La ripidezza del pendio e l’immediato substrato roccioso rivestito qui da una selva di castagni, hanno determinato scelta e impostazione del tracciato. Non si poteva giocare con comodi e frequenti tornanti, ma bisognava comunque trovare il modo di "inventare" una salita che fosse la meno faticosa possibile. L’unica alternativa era quella di creare una gradinata che, con poche curve, permettesse di guadagnare presto quota consentendo al tempo stesso un passo sicuro. Così, seguendo questo piccolo capolavoro di edilizia alpina eccoci alle prese con rampe e rampette di scalini in granito, intervallate ogni tanto da qualche breve diagonale che consente di riprendere un po’ di fiato. In un paio di tratti i costruttori hanno sfruttato abilmente alcune emergenze rocciose disponendo una scalinata elicoidale di notevole effetto. Il percorso si svolge a destra della grande rupe granitica decritta nella presentazione e tenete bene a mente che dovremo raggiungerne la sommità. Quindi procederemo lungamente (e faticosamente) finché una serie di successivi tratti a mezza costa verso sinistra ci riporterà gradualmente verso i roccioni, qui quasi del tutto celati dal bosco. L’ultima parte dell’itinerario lambisce una bella fontanella ricavata da una sorgente, vero e proprio ristoro dopo tanta fatica. Si continua poi sempre con lento diagonale lungo il camminamento, che in questo punto è reso più sicuro da una ringhiera protettiva. Infine il sentiero sembra infilarsi in una sorta di passaggio obbligato, quasi un piccolo valico, la cui sinistra è marcata dalla cima delle rupi granitiche. Dopo questo passo, ecco aprirsi l’incantevole terrazzo erboso di Dalò. Il villaggio non è ancora visibile e, prima di arrivarci, vi consigliamo di deviare a sinistra per spingervi lungo il prato fino alla croce che segna il culmine delle rocce. La croce metallica, eretta nel 1981, sostituisce quella di legno che fu infissa nel 1704 e che resistette alle intemperie per quasi trecento anni. Da quassù il panorama è veramente mozzafiato. Di fronte si staglia l’oscura parete settentrionale del Pizzo di Prata che manda verso Est una dentellata serie di vette minori, formanti lo spartiacque fra la Bregaglia e la Val Codera. Sempre di fronte, poco sopra Chiavenna, distesa letteralmente ai nostri piedi, ecco il poggio su cui sorge l’antico abitato di Uschione. Verso Est s’allunga il solco della Val Bregaglia, coronato in fondo dalle granitiche vette del Pizzo Badile e delle Sciore. A Sud lo sguardo spazia sulla vasta piana di Chiavenna, a Ovest appaiono le cime della Mesolcina e verso Nord s’inoltra la Val San Giacomo sul cui versante destro orografico scorgiamo i minuscoli abitati di Olmo e San Bernardo, sovrastati dalle aguzze punte della Cima Camoscie. Tornati sul sentiero, in pochi passi s’inizia la breve discesa che porta nel villaggio, la cui visita ci occuperà per qualche minuto. Vi consigliamo di iniziare dalla chiesa, piccola ma molto aggraziata e perfettamente inserita nell’ambiente circostante. L’edificio, dedicato a S. Michele, fu costruito nel 1657. Successivamente, nel 1735-36, fu aggiunta la cappella laterale mentre il campanile è più tardo, del 1816. Per quanto possa apparire strano, all’interno della chiesa è conservato un piccolo capolavoro di G. B. Macolino il vecchio, raffigurante "San Michele che sconfigge il drago". Graziosissimo anche il piccolo cimitero annesso. Dalla chiesa si volge verso le case disposte principalmente su due file, ai lati del sentiero principale. Molte sono in via di ristrutturazione e alcune mostrano chiarissimi segni dell’antico influsso di popolazioni d’origine Walser che, nella loro migrazione transalpina, si spinsero fin qui dopo aver valicato lo Spluga. Poco sopra la chiesa si scorge una costruzione che spicca per le sue caratteristiche architettoniche particolari. Si tratta senza dubbio della dimora di un importante membro della comunità, che ricorda in tono minore l’architettura delle tipiche case patrizie medioevali della Valchiavenna. La discesa si svolge lungo il percorso di andata che, assi più rapidamente, ci deposita nuovamente al termine della strada di Pianazzola, sul parcheggio a monte delle case. Non è possibile lasciare questi luoghi senza affrontare alcuni altri gradini per scendere nel paese sottostante, che è un vero capolavoro di architettura ed urbanistica alpina.