Al Passo delle Pale Rosse
nel cuore dell’Ortles-Cevedale
Introduzione Percorso
Le mirabolanti avventure delle Guide Ardite di Val Zebrù
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Scheda
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Periodo consigliato:
da gennaio a marzo
Dislivello / Esposizione:
1212 m / S-E
Tempo di percorrenza:
3-3.30 ore
Difficoltà:
Sci alpinismo facile
Punto di partenza:
da Bormio, lungo la S.S. 308 del Passo del Gavia, si raggiunge Santa Caterina Valfurva. Deviando a sinistra si percorre la stretta strada asfaltata che, in quattro chilometri, porta al Rifugio-Albergo dei Forni 2176 m.
Bibliografia:
Miotti G. e Selvetti C.: "282 itinerari di scialpinismo fra alto Lario ed Engadina" - Guide dalle Guide 1998;
Buscaini G. "Ortles-Cevdale"; Collana Guida dei Monti d’ Italia Ed. CAI-TCI Milano 1984.
Guide e carte:
IGM 1:50.000 "Bormio";
Carta escursionistica Kompass 1:50.000 n. 072 "Parco Nazionale dello Stelvio"
Informazioni locali:
Consorzio Tourisport Santa Caterina Valfurva, Piazza Magliavaca - 23030 Valfurva (SO)
tel +39 0342-935544 - fax +39 0342-935342. Bollettino
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Introduzione [Su]
Le alte vette ed i ghiacciai che occupano il settore orientale del gruppo Ortles-Cevedale sono internazionalmente noti come una delle mecche dello scialpinismo di gran classe. Dal Gran Zebrù fino al Tresero le mete per gli appassionati di questa attività alpina si sprecano e offrono tutte percorsi di grande divertimento e soddisfazione. A parte qualche eccezione, si può arrivare sulla vetta di montagne che si avvicinano ai 4000 metri, praticamente con gli sci ai piedi. Le pendenze non sono mai eccessive o brusche ed i notevoli dislivelli, garantiscono magnifiche sciate nella libertà del fuoripista che, particolarmente nei mesi primaverili, sono sicuramente indimenticabili.
La bellezza ed il divertimento per il gesto sportivo sono corroborati dalla maestosità e dallo splendore dei paesaggi che a volte assumono quasi connotazioni himalayane. La Valfurva con la sua Val Cedec è quindi una vera patria dello scialpinismo tanto che sulle sue nevi si corre periodicamente una delle più prestigiose gare di questa disciplina: la SkyRace. Tuttavia nella valle esistono molte escursioni che d’inverno si possono fare anche con gli sci da fondo, con quelli da sci escursionismo o anche solo con le ciaspole.
La Val Zebrù e la Valle di Gavia sono fra queste, ma anche la parte inferiore della Val Cedec, fino al rifugio Pizzini-Frattola, si presta ad escursioni con ciaspole o sci di fondo. La gita che proponiamo oggi potrebbe essere considerata una scialpinistica ma, per la relativa ripidezza dei pendii può essere tranquillamente percorsa anche dagli amanti dello sci escursionismo, disciplina che sta fra scialpinismo e fondo.
La prima parte della gita porta al rifugio Pizzini-Frattola e può essere intrapresa lungo tre differenti direttrici, che potremo scegliere in base alle condizioni di stabilità del manto nevoso e alla maggiore o minore voglia di incontrare gente sul tragitto. Fino alla Pizzini, infatti, non è raro imbattersi in gruppi di appassionati anche piuttosto numerosi. Dal rifugio si sale verso il Colle delle Pale Rosse, sella glaciale aperta ai piedi del versante Sud del Gran Zebrù. L’ultimo tratto della salita si svolge sulla Vedretta del Gran Zebrù, pertanto benché si tratti di un ghiacciaio piuttosto tranquillo, si raccomanda di portare seco uno spezzone di corda (9/11 mm) di almeno 20 metri, un paio di ramponi ed una piccozza ogni due componenti la comitiva. Qualche moschettone e cordino oltre alla solita attrezzatura di sicurezza composta da pala, sonda e ARVA per la ricerca di infortunati sotto le slavine, completano il corredo di sicurezza.
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Percorso
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Dall’Albergo-Rifugio Ghiacciaio dei Forni si prosegue seguendo la strada che porta verso il Rifugio Pizzini-Frattola. Poco dopo, appena superato il secondo tornante, si abbandona la strada per salire verso sinistra raggiungendo in breve le Baite dei Forni. Superate le case si punta in diagonale verso Nord-est e poi Nord, entrando in Val Cedec, per raggiungere il vasto ripiano base delle Cime dei Forni. Si continua in leggera salita arrivando a lambire i ruderi della vecchia caserma costruita durante la Grande Guerra (spesso non visibili perché coperti dalla neve) e posti a quota 2547 m. Sempre puntando verso Nord, si taglia tutto il versante destro orografico della valle passando ai piedi dei Passi di Zebrù, mentre sulla destra è già visibile la costruzione del rifugio Pizzini-Frattola. Poco dopo è possibile, con una lieve deviazione a destra, portarsi al rifugio posto a 2700 m e punto focale di tutte le gite in valle.
Qui si può giungere anche seguendo il tracciato della carrareccia estiva che porta al rifugio. In alternativa, dall’Albergo Ghiacciaio dei Forni è possibile portarsi al sottostante parcheggio e da qui alla vicina diga. Si prosegue ora lungo il tracciato della sterrata che porta al Rifugio Branca-Martinelli e, subito dopo aver superato il ponte sul torrente Cédec, si imbocca la deviazione che sale a sinistra verso le baite di Malga dei Forni a 2318 metri. Si continua ora in direzione Nord tagliando il versante sinistro orografico fino a raggiungere il Ponte della Girella che consente di portarsi sul versante opposto e di raggiungere la normale strada per il rifugio Pizzini-Frattola.
Dal rifugio si sale in direzione Nord-ovest su splendidi e placidi pendii nevosi assai aperti e dominati dalla elegante piramide del Gran Zebrù. Si punta verso il grande isolotto roccioso che divide in due rami la Vedretta del Gran Zebrù e, aggirandolo sulla sinistra, si mette piede sulla lingua occidentale del ghiacciaio. Ci si porta gradualmente sotto il versante meridionale del Gran Zebrù e con un’ultima deviazione verso sinistra si arriva facilmente al Passo delle Pale Rosse a 3388 metri di quota.
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Le mirabolanti avventure delle Guide Ardite di Val Zebrù
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Durante tutta la Prima Guerra Mondiale il massiccio Ortles-Cevedale fu terreno di una logorante guerra di posizione fra italiani ed austro-ungarici. Per rimediare ad un’iniziale sottovalutazione del ruolo fondamentale di alcune postazioni situate alle alte quote si dovette presto correre ai ripari e per farlo occorrevano uomini espertissimi di montagne e scalate, abili col moschetto quanto con la piccozza e la corda. Fu così costituito il minuscolo corpo d’elite delle Guide Ardite di Val Zebrù. Si trattava di un manipolo composto esclusivamente, o quasi, dalle migliori guide alpine militanti negli alpini. Molti fra loro erano valtellinesi, come il malenco Nino Dell’Andrino o i bormini Stevanin Schivalocchi e Giuseppe Tuana; altri erano bergamaschi come Locatelli, oppure valdostani come Granil e Beneyton.
Anche il nemico disponeva di validissimi alpinisti e guide che sapevano il fatto loro e per lunghi anni, sulle più vertiginose vette del massiccio si svolse una strana guerra condotta da pochi uomini annidati in postazioni inverosimili, sospesi sulle nubi e sui ghiacci.
Una delle prime azioni di rilievo delle Guide Ardite fu l’assalto alla postazione austriaca in vetta al Gran Zebrù. Fu composta una pattuglia sceltissima, comandata dal sergente Tuana e con i caporal maggiori Canclini, Granil, Schivalocchi e Dell’Andrino.
L’impresa. al limite del pazzesco. riuscì ed i nostri, aprendo una nuova via sul Gran Zebrù, si trincerarono sull’anticima della montagna, a quota 3.800 metri, nel luogo che fu poi detto ’nido d’aquile".
L’anno successivo Dell’Andrino e alcune Guide Ardite, si trovavano sul "nido d’aquile", postazione che era diventata una spina nel fianco per gli austriaci. Decisi a far sloggiare gli alpini, dopo che una cannonata aveva messo fuori combattimento l’intero presidio italiano tranne Dell’Andrino, gli austriaci presero a risalire la cresta ghiacciata per dare il colpo di grazia. Visto arrivare il nemico, la guida non si perse d’animo, trovò la posizione migliore e mentre i suoi alpini feriti gli passavano le munizioni, mostrò al nemico la sua valentia di cacciatore di camosci. Dopo che i primi tirolesi caddero feriti, gli altri capirono che insistere sarebbe stato un suicidio e si ritirarono. Si concludeva così il più altro scontro militare della storia, quota 3810 m, triste primato battuto solo di recente con l’apertura del fronte Indo-Pakistano nel Karakorum.
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