Salita all’Alpe Scima
Introduzione Antica stazione di crinale
Percorso
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Scheda
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Periodo consigliato:
da giugno ad ottobre
Dislivello:
1220 m
Tempo di percorrenza:
3 ore per la salita
Difficoltà:
E
Punto di partenza:
Gordona, strada per la Val Bodengo, parcheggio presso la Cappella di Donadivo 740 m circa. La strada della Val Bodengo, che s’imbocca da Gordona, è raggiungibile staccandosi a sinistra dalla SS 36 dello Spluga all’altezza di Novate Mezzola (10,5 km da Colico e 106 da Milano).
Bibliografia:
Gianasso M. e AA.VV.: "Guida turistica della
Provincia di Sondrio", seconda edizione - Ed. Banca
Popolare di Sondrio, Sondrio 2000
Guide e carte:
CNS 1:50.000 "Roveredo"; Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 "Chiavenna-Val Bregaglia".
Informazioni locali:
Info Chiavenna - Tel. +39 0343 33442
E-mail: infochiavenna@provincia.so.it
ASS. Guide alpine Valchiavenna www.guidealp.it
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Introduzione [Su]
La passeggiata verso questo magico alpeggio è assai piacevole e ci ripagherà ampiamente della fatica. Nel primo tratto il percorso si svolge su una magnifica e larga mulattiera selciata, mirabile esempio di architettura viaria alpina. Dopo il grosso nucleo di baite dell’Alpe Cermine il tracciato si fa ripido, ma mai monotono. Ad ogni passo nuovi scorci panoramici s’aprono sulle vallate circostanti, a sinistra verso le desolate dimensioni alpine della Val Pilotera e della Val Piodella, a destra sulle popolose valli del chiavennasco e verso le vette della Bregaglia per spingersi anche sulle glaciali vette del Bernina.
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Antica stazione di crinale
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L’Alpe Cima o meglio, Scima, sorge su una grande dorsale sospesa fra due valli ed affacciata su un panorama estesissimo, è una di queste località. Una ripida salita e un sentierino che serpeggia ripido fra roccioni, ci porteranno nel cuore dell’alta montagna, dove non ci aspetteremo certo di trovare, fra le case di pietra, un piccolo bianco campanile e una chiesuola rotonda che s’affaccia sulla Val Chiavenna e la Val Bregaglia. Campanile e chiesa sorgono stranamente staccati l’uno dall’altra; forse la torre è stata collocata in posizione più esposta per renderla meglio visibile, ma perché non farci vicino anche la chiesa visto che spazio ce ne sarebbe stato?
E’ una domanda che ci siamo posti e cui non abbiamo saputo dare una risposta convincente. Probabilmente l’Alpe Cima ebbe, in tempi remoti, un ruolo importante nel sistema viario fra Val Chiavenna e Mesolcina. Qui si trova una sorta di quadrivio e la località, quasi in cima al crinale che separa la Val Pilotera dalla Valle della Forcola, appare quanto meno posizionata in un punto strategico.
Si potrebbe, infatti, trattare di una antichissima stazione di crinale usata da chi voleva transitare per il Passo della Forcola. Dall’alpeggio al valico il cammino, oggi un po’ disastrato, era sicuramente agevole: bastava attraversare in piano per entrare nella parte superiore della valle, quasi priva di vegetazione, e poi raggiungere il facile valico dal quale si scendeva nell’odierna Svizzera.
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Percorso
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PercorsoLasciata l’auto s’imbocca la bella mulattiera lastricata che sale a destra della strada, in prossimità di una fontanella (cartelli indicatori). Con piacevolissima camminata la si percorre per una serie di tornanti che, nel bosco, lambiscono due successivi gruppi di baite abbandonate. Più in alto il selciato sfiora la recente strada sterrata che porta all’Alpe Orlo e, infine, giunge al margine inferiore di questo splendido agglomerato. Le baite, distribuite in due nuclei, sorgono su una magnifica spalla boscosa in posizione assai panoramica.
Il percorso prosegue, ora, lungo il largo crinale fra prati e boschi mentre, a sinistra,si dirama il sentiero che entra nella Val Pilotera. Dopo un primo tratto allo scoperto, si rientra nella selva passando sotto il porticato di una chiesuola e, poi, si riprende la salita sotto grossi faggi, per sbucare infine sui verdi prati che circondano l’Alpe Cermine. Quattro passi fra le baite possono rappresentare un interessante ,diversivo prima di riprendere la salita: quasi tutte le dimore sono state sapientemente restaurate e conservano intatta l’architettura originaria.
Da qui in avanti la mulattiera cede il posto al sentiero che continua sempre lungo la dorsale. Dopo le ultime case si fiancheggia, sulla sinistra, un recinto al termine del quale si abbandona il tracciato che procede rettilineo, per salire a destra, portandosi in centro alla dorsale prativa. Si lambisce una fontana poco oltre la quale il terreno diventa ancor più ripido.
Da questo momento la camminata si fa più faticosa, ma si è ripagati dalle sempre nuove vedute sulla Val Chiavenna e verso la Val Bodengo. Placconate sfuggenti, ripidi precipizi, creste lontanissime c’immergono in una dimensione magica e quasi senza tempo. A Nord-est svettano le cime della Valle Spluga (Val San Giacomo) e della Bregaglia italiana. La più snella ed elegante è quella del Pizzo Stella 3163 m, simile ad una regolare piramide sulla quale, anche nella stagione più asciutta, resiste la neve. A destra, in altre parole verso oriente, sfilano il Pizzo di Lago, il Pizzo Gallegione, il Piz dal Märc, il Piz Duan e il Piz Cam. Tutte queste cime formano il ripido ed altissimo versante destro orografico della Val Bregaglia.
Verso Sud-est s’impone allo sguardo la nera sagoma del versante Nord del Pizzo di Prata, una gigantesca e remota parete di granito alta ben 600 metri. Subito alla sua destra ecco l’importante, ma poco evidente vetta del Pizzo Ligoncio, pilastro d’angolo fra la Val Codera, la Val dei Ratti e la Val Masino e, poi, la quadrangolare cima del Sasso Manduino.
Un po’ sul crinale, un po’ sul suo lato destro (Nord-est) guadagniamo quota, ora nel bosco, ora su terreno più aperto dove svettano imponenti larici, alcuni dei quali inceneriti dal fuoco.
L’impegnativa "ginnastica" prosegue fino ad una lieve insellatura dove il sentiero serpeggia su una banale cresta di erbe e roccioni per poi affrontare l’ultimo strappo, segnato in alto da bianchi scheletri di larici rinsecchiti. Un’ultima deviazione sulla destra e poi si torna sul crinale sbucando sull’insospettabile, magnifico pianoro dell’Alpe Cima. Qui il panorama è ancor più aereo ed emozionante. Perdendo leggermente quota ci avviciniamo, in breve, alle case prendendo di mira il minuscolo, bianco campanile che sembra vegliarle.
Affacciata sulla Val Chiavenna ecco poi apparire anche la bianca chiesetta: da qui il sentiero potrebbe proseguire alla volta del Passo della Forcola, antico valico verso la Mesolcina; un altro sentiero scende, invece, diretto nella valle della Forcola portando a Menarola.
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