Cima Schiazzera 2801 m e Pizzo Banderola 2795 m


Introduzione     Contrabbandieri e finanzieri      Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

gennaio- aprile.

Dislivello:

1300 m c.

Tempo di percorrenza / Esposizione:

4-5 ore / SE - SW - E

Difficoltà:

BS

Punto di partenza:

strada Vervio-Susen-Schiazzera fra i 1500 e i 1600 m a seconda dello stato di innevamento. Vervio è raggiungibile percorrendo la SS 38 dello Stelvio. Oltrepassato Tirano proseguire in direzione Bormio per circa 8 km fino ad incontrare il cartello stradale che indica sulla sinistra la deviazione per Vervio. Traversata l’Adda su un ponte, in breve si raggiunge l’abitato.

Bibliografia:

Miotti G. e Selvetti C.: "282 itinerari di scialpinismo fra alto Lario ed Engadina" - Guide dalle Guide 1998

Guide e carte:

CNS 279 "Brusio" - 1298 "Lago di Poschiavo"; Carta escursionistica Kompass n° 94 "Edolo-Aprica"

Informazioni locali:

Comunità Montana di Tirano Tel. 0342.708511 (soprattutto per lo stato della strada Vervio-Susen). Sito internet: www.cmtirano.it Rifugio Schiazzera Tel. 347 2608250 Sito internet:
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Introduzione
[Su]

La recondita e piccola conca di Schiazzera, forma quasi un mondo a sé, celato agli occhi di tutti eppure non così lontano ed irraggiungibile come si potrebbe pensare. Certo, passando sulla SS 38 nel tratto fra Tirano e Grosio, a nessuno verrebbe in mente che il ripidissimo, boscoso e un po’ ostile versante retico della Valtellina possa nascondere posti come quello che vi proponiamo. La pendice montuosa è, infatti, uniformemente ripida, incisa da piccolissime vallette che non fanno presagire nulla di buono. Le selve nel tempo si sono riappropriate del monte, fino a non molti anni or sono scandito con regolarità dai terrazzamenti ove, con fatica, si coltivavano patate, segale e pochi altri prodotti agricoli. Restano tuttavia le testimonianze di un’intensa presenza umana, i piccoli paesi, i nuclei di baite che spuntano qua e là fra le piante, a volte visibili solo per l’emergere del campanile della chiesa che svetta sulla vegetazione. Anche la salita stradale che da Vervio porta agli alpeggi di Susen sembra lasciare ben poche speranze agli amanti dei grandi spazi e del bel paesaggio. Stretta e ripida serpeggia senza respiro, tornante dopo tornate, alzandosi quasi vertiginosa fra i boschi e i maggenghi. Generalmente, anche se a volte con difficoltà, d’inverno si può raggiungere il grande maggengo di Susen 1508 m, caratterizzato dalla piccola e graziosa chiesetta della Madonna della Neve che ogni anno viene festeggiata nella prima domenica di agosto. Tuttavia la strada prosegue oltre e nel bosco di abeti e larici si inerpica ancora, caparbia, sulla montagna finché, varcata una barriera rocciosa, raggiunge il ciglio della conca di Schiazzera dove, improvvisamente, cessa l’estenuante dimensione verticale e si apre un dolcissimo panorama. Anche la desolata e massiccia mole rocciosa del Monte Masuccio, che appare tanto ostile ed incombente su Tirano, qui assume un’altro significato. Diventa una bella montagna, solcata da un grande canalone centrale, imponente quanto basta ed elemento di gradevole contrasto con le arrotondate creste e cime che lo circondano.



Contrabbandieri e finanzieri
[Su]

Una volta giunti all’inizio della conca di Schiazzera, suscita una certa sorpresa la vista di una grande costruzione oggi adibita a moderno e confortevole rifugio alpino. Si tratta di una casa di ragguardevoli dimensioni, la cui architettura si discosta notevolmente da quella delle vicine baite. Si capisce subito che doveva essere un edificio importante, ma difficilmente si può ricondurre la sua esistenza quassù ai tempi non lontani in cui il confine italo-svizzero era presidiato dalle Guardie di Finanza che vigilavano per impedire i traffici di contrabbando. Da Schiazzera, infatti, valicando il Pass dal Purtun si scende abbastanza agevolmente a Viano, già in territorio svizzero. Era questa una delle vie seguite dai contrabbandieri che, invece di uscire direttamente verso Tirano ove la linea di confine era molto presidiata, preferivano sobbarcarsi ore di dura marcia per aggirare il Monte Masuccio e scendere in Italia aggirando il "nemico". Il contrabbando di merci con la Svizzera conobbe un periodo di particolare fortuna negli anni ’50 e ’60 e fu imperniato in particolare sull’importazione clandestina di tabacco e sigarette, caffè e, in misura minore, zucchero. A fare la parte del leone erano le sigarette che venivano stipate in capienti sacchi, le ’bricolle’, per poi essere portate a spalle dalle località elvetiche prossime al confine fino in Italia. Tutte le strade ed i sentieri che potessero facilitare il trasporto erano prese in considerazione e di volta in volta, quando una direttrice di traffico veniva intercettata dalla Finanza, l’itinerario veniva cambiato. In questa lunga lotta fra contrabbandieri e finanzieri, fatta di astuzia e di tenacia, lo Stato pensò di rinforzare le già presenti postazioni di controllo del confine con altre caserme che erano tenute tutto l’anno dai militari. Il grande edificio di Schiazzera altro non è che una di queste caserme che, presso ogni facile punto di transito fra le due nazioni, e nei punti di passaggio obbligati, scandiscono tutta la linea di confine da Livigno fino alla Val San Giacomo. Oggi la quasi totalità di questi edifici versa in stato di abbandono o è ridotto ad un rudere. Per quanto riguarda la caserma di Schiazzera pare ci sia un progetto di recupero onde ricavarne un rifugio alpino.



Percorso
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Da Vervio, in auto, seguire le indicazioni per Rogorbello e per Susen - Schiazzera. Percorrere lungamente la carrozzabile fin dove le condizioni di innevamento lo permettono. Solitamente è possibile raggiungere Susen 1508 m. Calzati gli sci proseguire lungo la strada che sale nel bosco con moltia tornanti per entrare in una valletta sbarrata da balze rocciose, oltre le quali il tracciato entra nella conca di Schiazzera, presso la ex caserma della Guardia di Finanza oggi Rifugio Schiazzera 2077 m (attenzione al pendio Sud-ovest di Quota 2279 m). Dal rifugio, proseguire in piano sul fondovalle verso Nord-ovest e, in breve, raggiungere le baite di Schiazzera 2109 m. Su terreno quasi pianeggiante, proseguire ora verso Nord-ovest, seguendo il corso del torrente fino all’imbocco di una ripida valletta. Piegando a destra si guadagna quota su ripidi pendii portandosi sopra la valletta; terminato questo tratto il pendio perde pendenza. Deviando leggermente a sinistra, puntare ora alla bocchetta di Quota 2548 m, che si apre sulla cresta spartiacque fra la conca di Schiazzera e la Val Piana (Val Grosina occidentale). Poco prima di giungervi, piegare a sinistra e, per il pendio Est della Cima di Schiazzera, con qualche roccetta affiorante, salire in vetta. Per il Pizzo Banderola, seguire l’itinerario precedente fino al Rifugio Schiazzera. Da qui deviare a sinistra e per dossi e vallette, sfilando sotto l’imponente versante Nord del Monte Masuccio, raggiungere la piccola conca ove si trova il Lago Schiazzera 2391 m. Lambitene le sponde sulla sinistra, con un giro in senso orario raggiungere la base del pendio NNE del Pizzo Banderola (un tratto un po’ ripido) che adduce alla vetta.