La via normale alla CIMA di CASTELLO vertice del Masino-Bregaglia


Primo giorno     Secondo giorno      Gli uomini della Cima di Castello



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

da luglio a settembre

Dislivello:

primo giorno 1462 m; secondo giorno 1000 m

Tempo di percorrenza:

3-4 ore per raggiungere il rifugio; 4 ore dal rifugio alla vetta.

Difficoltà / Attrezzatura:

E per la salita al rifugio; l’ascensione è molto facile sia nel tratto su roccia che in quello su neve / corda, qualche cordino e moschettone, piccozza e ramponi.

Punto di partenza:

S. Martino Val Masino 923 m; rifugio F. Allievi - A. Bonacossa 2385 m.

Bibliografia:

Rossi G. e Bonacossa A. "Masino Bregaglia Disgrazia " vol II; collana "Guida Monti d’Italia" - Ed. CAI-TCI 1975. Miotti G. - Vannuccini M. "La nuova guida del Sentiero Roma"; Ed. Guide dalle Guide; Sondrio 2002.

Guide e carte:

Carta Nazionale Svizzera (CNS) 1:25000, foglio n° 1296 "Sciora" e 1:50000, foglio n° 278 "Monte Disgrazia".

Informazioni locali:

Emergenza Socc. Alpino 118; Rifugio Allievi-Bonacossa 0342-614200. Centro Polifunzionale della Montagna Tel.+39 0342640004
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Primo giorno
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Da San Martino, percorsa la strada della Val di Mello fino all’Osteria Gatto Rosso (km 2), si imbocca la mulattiera di fondovalle fino al vasto pianoro erboso dove sorgono le baite di Cascina Piana (punto di ristoro). Il sentiero prosegue e dopo una leggera salita giunge presso un grosso masso col cartello indicante a sinistra la deviazione per il rifugio Allievi-Bonacossa. Dapprima tra erba e massi, poi, sempre più marcato, il sentiero s’innalza con numerosi tornanti entrando nel bosco e lambendo le impressionanti pareti del versante destro orografico della Val di Zocca. Più in alto attraversa il torrente su un ponte e prosegue sbucando sui prati della Casera di Zocca m 1725 (ore 1,30). Il sentiero sale ancora un poco nel rado bosco di larici e poi inizia un lungo traverso su magri pascoli; oltrepassato il roccione sul quale sorge la Croce Parravicini si entra infine nel Piano di Zocca m 2070, suggestivo anfiteatro cinto da placche a loro volta sovrastate dalle vette della testata di Val di Zocca. Attraversato il pianoro in direzione Nord, si sale gradatamente verso destra per poi iniziare una serie di tornanti che termina con una traversata a sinistra che, valicato un torrentello giunge infine al rifugio.



Secondo giorno
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Dal rifugio procedere verso Nord, salendo su pendii che diventano sempre più sassosi per entrare nel vallone compreso fra lo spigolo Sud della Punta Allievi a destra e il crestone di Quota 3012 a sinistra. Una bastionata di rocce e canalini sbarra l’accesso ad un secondo e più piccolo vallone, che si trova proprio ai piedi della complessa parete Sud-ovest della Punta Allievi. Percorrendo la bastionata da sinistra a destra, senza difficoltà (ometti) si entra nel vallone e lo si risale. Quando la pendenza aumenta ci si tiene sulla sinistra (ometti) e per grossi blocchi si perviene sulla cresta spartiacque alla sua massima depressione, a 2973 m. Si sale quindi sulla Vedretta di Castello Sud e per pendii poco ripidi e rarissimi crepacci, si procede in direzione Nord-est puntando al ben visibile cupolone della vetta. Si passa dapprima sotto la insignificante (da questo punto di vista) vetta della Punta Allievi e oltrepassatala si giunge nei pressi del Bocchetto Baroni (quota 3090 m circa). A questo punto il pendio diventa più ripido e per neve o pietrame si arriva nelle vicinanze di una sella poco accennata che si trova subito sotto la vetta della Quota 3228. Si continua per il pendio nevoso, a volte con qualche tratto di ghiaccio scoperto, raggiungendo infine il largo dossone del nevoso spigolo Ovest-nord-ovest per il quale in breve si raggiunge la vetta.



Gli uomini della Cima di Castello
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Henry e François Devouassoud furono due fratelli, celebri Guide di Chamonix che accompagnarono nelle loro imprese molti importanti alpinisti britannici dell’800. In particolare Henry Devouassoud fu protagonista di due delle maggiori scalate esplorative compiute in Val Masino, scalando il Pizzo Badile nel 1867, con il fratello François (nella foto) e il rev. Coolidge, ed il Pizzo Cengalo nel 1866 con D. W. Freshfield e C. C. Tucker. A. Flury fu una delle prime Guide engadinesi ma sulla sua attività si conosce ben poco. William Douglas Freshfield, nato nel 1845, è riconosciuto come uno dei maggiori esploratori alpini di tutti i tempi, e uno dei padri dell’alpinismo. Fece le sue prime esperienze alpine al seguito della madre, appassionata escursionista. A questo periodo dedicò due libri "Alpine Byways" (1861) e "Summer tour in the Grisons and italian valleys of Bernina" (1862). Il suo definitivo salto di qualità si ebbe nel 1863, anno in cui scalò Monte Bianco. Da allora la vita di Freshfield fu dedicata quasi esclusivamente all’esplorazione delle montagne di ogni parte del globo. Fra le sue maggiori ascensioni alpine ricordiamo quelle del Cengalo e della Cima Brenta; la prima traversata del Pizzo Palù, della Tour Ronde e della Torre del Gran San Pietro. Nel 1868 compì la prima esplorazione assoluta dei monti del Caucaso; in quest’occasione scalo il M. Kasbek e la vetta orientale dell’Elbruz. nel corso di una nuova spedizione nella zona, nel 1887, scalò il Gulba, il Tetnuld e lo Skoda. Tornò poi fra quei monti per cercarvi gli amici Donkin e Fox misteriosamente scomparsi. Trovò le tracce del loro ultimo bivacco, ma dei due nessuna traccia. Nel 1899 con Garwood e i fratelli Sella compì il primo periplo del Kangchenjunga, uno degli 8000 himalayani. La sua longevità alpinistica fu notevolissima protraendosi senza interruzioni fino al 1920. A seguito delle sue esperienze ed esplorazioni, scrisse una decina di libri, oltre ai due già citati, e fu curatore dell’Alpine Journal dal 1872 al 1880. Morì nel 1934. Charles Comyns Tucker (1834-1813) Nonostante sia considerato una figura di secondo piano dell’alpinismo britannico di fine ’800, fu uno dei compagni più apprezzati da D. Freschfield, col quale compì diverse esperienze alpinistiche sulle Alpi, ma, in particolare nel Caucaso. In questa regione salì in prima ascensione, nel 1868, il Kasbek ed il M. Elbruz. Successivamente Tucker scelse come terreno d’azione le Dolomiti dove riuscì in alcune brillanti prime ascensioni come quelle alla cima Brenta nel 1871, alla Cima Vezzana nel 1872 e al Catinaccio nel 1874.