Solitaria Forcola Schumbraida
Introduzione Le dighe di Cancano
Percorso
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Scheda
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Periodo consigliato:
da luglio ad ottobre
Dislivello:
731 m
Tempo di percorrenza:
3 ore per la salita
Difficoltà:
E
Punto di partenza:
Ristoro Solena 2008 m, posto sulla sponda settentrionale del bacino artificiale di Cancano. In auto da Bormio (SS 38 dello Stelvio, 60 km da Sondrio, 190 km da Milano) percorrendo la SS 301 del Foscagno fino a Madonna della Pietà (4,5 km da Bormio). Qui si imbocca a destra una strada prima asfaltata, poi a fondo naturale (indicazione laghi di Cancano). Valicato il Passo di Fraele e oltrepassato il piccolo Lago delle Scale, la strada conduce in breve al primo dei due bacini artificiali contigui della Val Fraele, quello di Cancano e quello di S. Giacomo. Traversato in auto lo sbarramento del primo dei due laghi, ci si porta sul suo lato opposto e per strada in pochi minuti si tocca il rifugio.
Bibliografia:
Armelloni R. "Alpi Retiche (Cima di Piazzi-Piz Sesvenna)"; Collana Guide dei Monti d’Italia. Ediz. CAI-TCI. Milano 1996.
Peggion G. e Ramazzotti G. "Bormio-L’alta Valtellina di oggi e di ieri. Un turismo diverso nel Parco dello Stelvio"; Silva Editrice - Cologno Monzese 1986.
Guide e carte:
CNS 1:50.000 "Passo del Bernina" e "Ofenpass"; Kompass 1:50.000 "Bormio-Livigno-Corna di Campo".
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Introduzione [Su]
La prima parte di questo percorso si svolge per un lungo tratto su strada sterrata agevole e poco faticosa che termina nei pressi della Baita di Forcola, estremo alpeggio posto al centro di verdi pascoli che nei mesi di luglio ed agosto s’arricchiscono di una splendida fioritura. In questo punto in la valle si apre a ventaglio, morendo sulle creste ove corre il confine italo-svizzero e biforcandosi. La strada fu costruita durante la Grande Guerra come moltissime altre opere militari erette su questi monti a guardia della prima linea che correva sui vicini crinali dello Stelvio. Interessanti scorci sulle rocce circostanti narrano di grandi sconvolgimenti tettonici evidenziati dalle impressionanti pieghe degli strati calcarei che in origine erano piani ed orizzontali. Verso la metà della valle, in località Fornelle, si incontrano i ruderi degli antichi forni fusori che hanno dato origine al toponimo. Fra questi monti, e per molti secoli a partire almeno dal 1200, si sviluppò un’intensa attività estrattiva di minerale ferroso. I giacimenti più importanti, il maggiore dei quali era situato a ben 2600 metri di altitudine, si trovavano sui piani di Penedolo e di Pedenoletto, che delimitano la sinistra orografica della valle. La roccia estratta era limonite, un ossido di ferro contenente circa il 58% di minerale utile. Superato il canyon iniziale con le sue bizzarre formazioni calcaree e raggiunta la Baita della Forcola, la nostra gita piega verso Nord e poi Nord-ovest risalendo il desolato e grandioso tratto di valle che porta alla Forcola Schumbraida da dove si gode uno splendido panorama.
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Le dighe di Cancano
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Quando nel 1922 la AEM (Azienda Elettrica Municipale di Milano, ora Azienda Energetica) diede il via alla costruzione di una grande diga nella valle di Fraele, il paesaggio del luogo era ben diverso da quello che oggi ci appare quando, oltre le Torri di Fraele, ci affacciamo sull’ampia vallata.
Pochi anni dopo la muraglia di cemento di "Cancano I" entrò in funzione bloccando le acque dell’alto corso dell’Adda e creando un primo lago che sommerse il verdeggiante fondovalle. Non è facile stabilire quanto, con la realizzazione di questa colossale opera, si sia perso in termini di beni ambientali e quindi di potenzialità turistica. Più immediati furono e sono i riscontri, in termine di occupazione delle popolazioni locali e di produzione di energia elettrica, e le cifre parlano tutte in favore delle grandi costruzioni idroelettriche.
L’Italia andava sempre più avviandosi ad essere un paese industrializzato e la "’fame" di energia era sempre maggiore, specie nelle grandi città del settentrione attorno alle quali si stavano sviluppando le grandi fabbriche.
Con l’inaugurazione avvenuta il 31 ottobre del 1928, entrò finalmente in funzione la centrale elettrica di Rasin ad Isolaccia che produceva energia grazie alle acque del bacino di Cancano e quelle della Val Viola.
Una decina di anni dopo, nel 1939, venne decisa la costruzione di un secondo sbarramento a monte del primo: "San Giacomo di Fraele", dal nome del piccolo villaggio in fondo alla vallata. Per facilitare i lavori venne realizzata una filovia elettrica che alimentava, speciali camion da trasporto, i "filocarri". Incessanti colonne di questi strani mezzi partivano da Tirano giungendo alla Prima Cantoniera dello Stelvio da dove una potente teleferica veicolava i materiali da costruzione fino al cantiere. La II Guerra mondiale blocca i lavori e sul finire del conflitto, numerosi furono gli scontri fra le truppe partigiane incaricate di proteggere gli impianti idroelettrici dell’alta Valtellina e le truppe tedesche.
La diga di San Giacomo fu terminata nel 1950 e fu seguita nel 1956 da un nuovo più potente sbarramento a valle del muro di "Cancano I". La nuova grandiosa opera, chiamata "Cancano II", creò un vasto lago che sommerse il primo sbarramento, e tutte le costruzioni che erano sorte presso le sue rive: le villette, il "Soggiorno alpino" per i dipendenti AEM e la chiesetta di Sant’Erasmo eretta in memoria degli operai morti durante la costruzione di "Cancano I".
Oggi quello che appare ai nostri occhi è un’imponente opera di ingegneria e un paesaggio tutto sommato arricchito dalla presenza di due magnifici laghi: 64.000.000 m3 quello di San Giacomo e 123.100.000 m3 quello di Cancano II. Resta in molti il rammarico delle bellezze di una delle più caratteristiche valli valtellinesi, sacrificate per sempre sull’altare del progresso: "Un mondo più che scomparso, annegato!" come scrisse il poeta bormino Giulio Pedranzini.
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Percorso
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Dal Ristoro Solena ove conviene lasciare l’auto, si prosegue lungo la sterrata che entra nel bosco di mughi che circonda il luogo. Si guadagna così quota raggiungendo un dosso presso il quale si stacca sulla sinistra il tratturo per l’alpeggio del Grasso di Solena. Noi proseguiamo dritti lungo la strada che, persi alcuni metri di dislivello, porta ad un parcheggio (qui verso destra inizia la sterrata che scende nel Vallone di Penedolo verso la Valle del Braulio) oltre il quale è in ogni caso proibito l’accesso ai non autorizzati. La strada si attiene alla destra orografica della valle e con piacevole percorso si addentra lungo il canyon iniziale. Sulla destra si possono ammirare le pareti calcaree che sostengono i Piani di Pendolo, sulla sinistra incombono invece le suggestive bastionate orientali del nodo montuoso Monte Solena Punta Schumbraida. Superate le baite della località "le Fornelle", poco oltre si giunge al ponticello tramite il quale, verso destra prosegue il sentiero verso i Piani di Penedolo. Noi continuiamo invece lungo la strada principale, mentre il solco vallivo si allarga; poco dopo eccoci nei pressi della Baita o Malga di Forcola 2313 m. Si prosegue lungo la stradina che prende quota con alcuni tornanti alle spalle dell’alpeggio. Traversato un ripiano erboso verso Est, il percorso riprende a salire e si riavvicina al torrente finché raggiunge un altro ripiano, posto a quota 2500 circa. Si abbandona ora la strada per immettersi su una traccia che taglia a sinistra (Ovest) abbassandosi leggermente e passa quindi sotto una falesia. Su traccia di sentiero si sale poi a raggiungere il dosso 2529 m, posto proprio sopra la Baita di Forcola e quindi si entra nella diramazione nord-occidentale della valle. Guadagnando lentamente quota con un lungo diagonale su pascoli sempre più petrosi si giunge infine presso il Lago di Forcola 2590 m. Da qui ormai senza più tracciato si prosegue verso Ovest, su pietrame, risalendo il solco finale della valle che porta all’amplissima sella della Fuorcla Schumbraida.
Nota: Dalla Baita di Forcola è pure possibile salire direttamente in direzione Nord-nord-est, per pascoli e vaghe tracce, raggiungendo il tracciato per il Lago di Forcola ormai verso il suo termine
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