Monte Disgrazia
cresta Ovest-nord-ovest (via normale)
Introduzione Il primo rifugio
Percorso primo giorno, salita al Rifugio Ponti
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Scheda
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Periodo consigliato:
luglio - settembre
Dislivello:
550 m dal parcheggio di Predarossa al rifugio; 1120 m dal rifugio alla vetta.
Tempo di percorrenza:
2 ore per la salita al rifugio; 4-5 ore per l’ascensione alla vetta.
Difficoltà / Attrezzatura:
E la salita al rifugio; PD (Alpinistica poco difficile) la salita al Monte Disgrazia. / corda, piccozza e ramponi
Punto di partenza:
Filorera in Val Masino 841 m; l’abitato si raggiunge (10 km circa) tramite la SS 404 della Val Masino che si stacca a sinistra dalla SS 38 dello Stelvio all’altezza del paese di Ardenno (114 km da Milano).
Prima ascensione: :
E. S. Kennedy, Leslie Stephen e T. Cox con la guida Melchior Anderegg il 25 agosto 1862
Rifugio Cesare Ponti 2559 m
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Periodo di apertura: 1 Luglio - 15 Settembre Tel. +39 0342-61.14.55
Custode: Ezio Cassina - Via Consorziale 35 - 23010 Filorera Val Masino (So). Tel. +39 0342-64.01.38.
Informazioni locali:
Centro Polifunzionale della Montagna Tel. +39 0342 640004
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Introduzione [Su]
Il Monte Disgrazia è una delle vette più belle e nobili delle Alpi Retiche. Da qualsiasi parte lo si osservi esso presenta forme armoniche e possenti. A Nord precipita una bellissima parete glaciale fiancheggiata sulla destra da rossi pilastri di serpentino e sulla sinistra dalla favolosa e glaciale cresta Est-nord-est, la "Corda molla", al di là della quale si susseguono canalini e pareti a sostegno delle tre vette del monte. A Sud, benché i pendii glaciali siano più dolci, la vetta presenta una bella e rossa parete rocciosa che rende più severa e aspra la visione..
La cresta Ovest-nord-ovest del Disgrazia è una delle vie normali più suggestive delle Alpi centrali; una salita di misto mai banale, che con molta neve richiede parecchia attenzione, ma che, in condizioni normali, non offre eccessive difficoltà. L’ascensione si svolge a cavallo di due gruppi montuosi la cui linea di separazione si trova alla Sella di Pioda, punto dove inizia la nostra cresta. Verso Ovest stanno le vette granitiche del Masino-Bregaglia che spingono la loro presenza fino al Monte Pioda e alla Sella omonima. A Est inizia il gruppo del Monte Disgrazia costituito da rocce serpentinose di piacevole arrampicata.
Benché il nome della cima sia, poco amichevole, esso non è che una italianizzazione (con conseguente cambiamento di significato) del termine dialettale "desgiascià" che significa sghiacciare, sciogliersi, riferito probabilmente alle continue cadute di seracchi sul versante settentrionale.
Dalla vetta si può ammirare uno dei più bei panorami della regione. Data la sua posizione a cavallo fra Masino-Bregaglia e Bemina, il Monte Disgrazia costituisce un ottimo balcone su entrambi i gruppi montuosi. Nelle giornate limpide la vista si estende fino al Monte Rosa e alle vette dell’Oberland a Occidente, mentre a Est si possono scorgere i bianchi profili delle Alpi Venoste con la loro più alta vetta, la Palla Bianca o Weisskugel di 3736 m di altitudine.
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Il primo rifugio
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Il primo rifugioIl più vecchio rifugio delle alpi valtellinesi fu eretto pochi metri sotto l’attuale costruzione del Rifugio Ponti e prese il nome di Capanna Cecilia. Suo scopo principale era facilitare la scalata al Monte Disgrazia. Suo ideatore e finanziatore fu il Conte Francesco Lurani Cernuschi, uno dei maggiori esploratori alpini italiani dell’800. L’edifico fu ultimato nel 1890. Successivamente distrutta da una slavina la Capanna Cecilia venne sostituita dal più moderno Rifugio Cesare Ponti., punto di appoggio per la salita al Monte Disgrazia e della traversata del Sentiero Roma.
La costruzione si trova sul lato destro orografico della Valle di Predarossa.
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Percorso primo giorno, salita al Rifugio Ponti
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Da Filorera si imbocca la carrozzabile che verso destra entra in Valle Sasso Bisolo (colonnina di pedaggio stradale sulla sinitra poco dopo il ponte sul Masino ed il Centro Polifunzionale della Montagna) e alla grande frana di Valbiore diventa sterrata. Seguendo le indicazioni si devia a destra e traversato il torrente si prosegue su sterrato superando poi una stratta galleria poco oltre la quale ci si riporta sulla sponda opposta della valle intercettando di nuovo l’asfalto della vecchia strada. In breve si giunge alla piana di Sasso Bisolo (Rifugio Scotti; aperto d’estate) e si prosegue finché inizia la lunga serie di tornanti che permette di alzarsi sul versante meridionale del grande gradino al di sopra del quale si apre la piana di Predarossa (parcheggio auto). Seguendo le indicazioni si percorre una stradina dissestata che giunge sul primo dei due pianori di Predarossa. Si imbocca il sentiero che lo costeggia ulla sinistra e poi sale frablocchi nel rado bosco di larici. Oltre un primo risalto e dopo un altro tratto quasi pianeggiante il sentiero piega a sinistra risalendo con tornanti la pendice erbosa del versante destro orografico della valle. Un ultimo diagonale verso Nord-est porta al magro pascolo e alle pietraie ove, ben visibile sorge il rifugio.
Secondo giorno ascensione alla vetta
Dal rifugio Ponti si risale in direzione Nord-est dapprima ancora fra rade chiazze erbose fra i sassi e poi per pietraie e macereti raggiungendo il Ghiacciaio di Preda Rossa verso i 2900 m quasi ai piedi di una verticale bastionata di rocce granitiche che lo delimita sulla sinistra. Si risale il pendio glaciale fiancheggiando la bastionata e dopo un primo tratto in salita si giunge nella ampia conca che si apre fra il Disgrazia a destra e il Monte Pioda a sinistra. Salendo direttamente si raggiunge la cresta rocciosa che collega le due vette in corrispondenza della sua massima depressione, l’ampia e regolare Sella di Pioda 3387 m.
Ora si deve piegare a destra, in genere è meglio aggirare a destra il primo roccioso rilievo di cresta e per un canalino nevoso raggiungere la selletta a monte di esso. Attenendosi ora al crinale per cresta nevosa interrotta da qualche tratto su roccia si giunge infine ai piedi del risalto di rosse rocce serpentinose che precede la vetta. Tenendosi sul versante meridionale, ma presso la cresta si supera questo risalto e poi dopo un ultimo breve pendio si tocca la croce di vetta.
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