MONTE CONFINALE 3370 m e CIMA DELLA MANZINA 3318 m


Introduzione     Una scialpinistica fra storia, natura e grandi panorami      Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

da gennaio a marzo. Esposizione: S

Dislivello:

1140 m per la Cima della Manzina e 1192 m per il Monte Confinale); calcolare circa 100 metri in più di dislivello partendo dal Ristoro Stella Alpina.

Tempo di percorrenza:

5 -6 ore

Difficoltà:

BSA

Punto di partenza:

A) Albergo Ghiacciaio dei Forni 2178 m; B) Ristoro Stella Alpina 2061 m sulla strada per l’Albergo Ghiacciaio dei Forni

Bibliografia:

Miotti G. e Selvetti C.: "282 itinerari di scialpinismo fra alto Lario ed Engadina" - Guide dalle Guide 1998

Guide e carte:

GM f. n° 24 "Bormio"; Kompass n° 72 "Ortles - Gran Zebrù - Monte Cevedale"

Note:

Utili i ramponi
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Introduzione
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La salita al Monte Confinale o alla Cima della Manzina costituisce una classica sia estiva sia invernale, tuttavia la pendenza dei pendii, ideale per lo sci, e la loro relativa sicurezza, rende l’inverno il periodo migliore per queste ascensioni. In estate le salite sono senza dubbio belle, ma sono forse un po’ monotone. In ogni caso, una volta raggiunta la sella che separa le due vette citate, il panorama che si offre ai nostri occhi è fra i più grandiosi, e acquista ancor più bellezza una volta che saremo su una delle due cime.



Una scialpinistica fra storia, natura e grandi panorami
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La Val Zebrù e la Val Cedec in alta Valfurva, sono separate da una importante cresta che culmina con cime di oltre 3000 metri e che, essendo raggiungibili abbastanza facilmente, offrono il miglior punto panoramico sulla regione meridionale del massiccio dell’Ortles-Cevedale. Non a caso, molte celebri vedute fotografiche sono state riprese da questa cresta o da una delle sue vette, in particolare dal Monte Confinale o dalla Cima della Manzina. Il lungo crinale spartiacque fra le due vallate inizia in realtà con la tozza emergenza del Monte Forcellino, pilastro d’angolo fra l’ingresso della Val Zebrù e la Valfurva. Dopo un breve tratto verso Sud-est, in corrispondenza della Cima delle Saline 3074 m, la cresta piega verso Est allungandosi sopra la Val Cedec. Da questo punto si susseguono alcune importanti vette, il Monte Confinale 3370 m, la Cima della Manzina 3318 m e le quattro Cime dei Forni 3227 m, 3232 m, 3240 m, 3247 m. Il versante meno impervio per accedere a queste vette è quello meridionale, poco ripido e solcato da ampie valli di cui quella della Manzina è la principale. Sul versante di Val Zebrù vi sono invece quattro ripide e strette vallette, occupate nella parte superiore da piccoli ghiacciai che si spingono fin quasi sulla cresta spartiacque. La prima salita alpinistica del Monte Confinale fu compita il 30 luglio del 1864 dagli inglesi Francis Fox Tuckett e U. E. Buxton con le guide Franz Biener e Christian Almer. Nella sua relazione il Tuckett definisce questa cima come il miglior punto di vista per studiare le cime del gruppo Ortles-Cevedale. La Cima della Manzina fu invece raggiunta per la prima volta dal topografo Piero Pogliaghi nel 1883, nel corso delle sue rilevazioni da cui nacque una delle prime e più accurate carte topografiche della regione. Con un giro d’orizzonte da Nord-ovest a Nord-est mentre si apre ai nostri piedi il grande solco della Val Zebrù ecco tutte le cime del settore settentrionale del massiccio. S’inizia con le dirupate vette della Reit e del Monte Cristallo, affacciato sui ghiacciai del Passo dello Stelvio. Poi, via via, ecco una sfilata di celebri vette che dopo la Cima di Trafoi e la Punta Thurwieser fanno intravedere la possente sagoma dell’Ortles seguito dalle eleganti ed imponenti sagome del Monte Zebrù e del Gran Zebrù. Lo sguardo gira poi man mano verso Est e verso Sud Est per completare la panoramica e dopo l’ampia sella glaciale del Passo del Cevedale ecco la candida sommità del Monte Cevedale da cui inizia la celebre sfilata delle "13 Cime" che prosegue quasi ad arco verso Sud-ovest terminando con la regolare piramide del Pizzo Tresero. Sebbene assai meno esteso d’un tempo, impressiona ancora la vista del’ampio bacino del Ghiacciaio dei Forni. "Esso scorre nella sua parte inferiore in fondo alla valle come un ampio fiume, irrompe nel suo mezzo in guglie o sèracs stupendi, e si dispiega in alto a guisa d’immenso ventaglio. Si giunge là dove la vedretta comincia (2025 m) scendendo lungo una ripida parete. La salita fino ai sèracs si compie senza difficoltà anche da signore. Una veduta quasi piana di questo, che è tra i più superbi e più compiuti esempi di ghiacciai giganti che siano nelle Alpi, si ha dalle Baite del Forno (2103 m), Le quali trovánsi sopra un ripiano del monte, in mezzo a prati ridenti, di fronte alla vedretta meravigliosa...". Così si esprimeva a proposito del Ghiacciaio dei Forni, in Valfurva, la "Guida della Valtellina" curata e pubblicata dalla Sezione Club Alpino Valtellinese nel 1873. Il ghiacciaio era allora assai imponente, sebbene stesse cominciando la sua lenta ritirata. La "Piccola Età Glaciale" (1450-1850) era da poco terminata ed il clima stava nuovamente riscaldandosi, mentre l’alpinismo e il turismo di montagna muovevano i loro i primi passi. Purtroppo è venuta a mancare l’imponenza della grande colata glaciale che un tempo giungeva quasi di fronte all’edificio dell’Albergo dei Forni e che, dal 1850 ad oggi, è arretrata di quasi 3 chilometri. Tuttavia dalla Cima della Manzina o dal Monte Confinale avremo modo di poter ammirare un panorama glaciale senza pari.



Percorso
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A) Dall’Albergo Ghiacciaio dei Forni seguire la strada per il Rifugio Pizzini-Frattola fino al secondo tornante e abbandonarla piegando a sinistra (Nord-ovest) tagliando in diagonale appena a monte del rado bosco fino ad intercettare una stradina pianeggiante. Seguire la strada verso sinistra giungendo pochi metri di dislivello a monte delle baite di Pradaccio di sopra 2302 m; proseguire verso Ovest-Nord-ovest entrando nella Valle della Manzina e passando nei pressi del Lago della Manzina 2785 m. Piegare leggermente a sinistra superando a mezzacosta la cresta Sud della Cima della Manzina entrando in una conca da dove, piegando in seguito verso Nord, ci si porta alla sella posta tra il Monte Confinale e la Cima della Manzina 3166 m, sulla cui sponda destra è situato il Bivacco Del Piero 3180 m. Qui si devono lasciare gli sci. Per il Monte Confinale, dalla sella si deve piegare a sinistra e percorrere la cresta Est-Sud-est del monte che, eventualmente con qualche breve tratto su rocce scoperte, porta abbastanza facilmente in vetta (attenzione ad eventuali cornici sul lato Nord: tenersi preferibilmente sul lato sinistro del crinale). Per la Cima della Manzina, dalla sella si sale verso destra al vicino Bivacco Del Piero e proseguendo per la facile cresta Ovest si arriva in vetta. B) Dal Ristoro Stella Alpina che sorge poco prima dell’Albergo Ghiacciaio dei Forni, si sale lungo il sentiero nel bosco fino alle Baite Pradaccio di sotto 2182 m e poi a quelle di Pradaccio di sopra 2302 m, ove ci si collega all’itinerario A.